Ne vale la pena? Sì. Cominciamo dalla domanda che si pone chiunque si approcci all’acquisto di una bicicletta pieghevole Brompton.


In precedenti post vi avevo raccontato l’evoluzione della mia sopravvivenza metropolitana a Roma. In uno in particolare avevo parlato del mio esordio con la bici pieghevole nel girone infernale del trasporto pubblico romano. Le due ruote hanno sostituito il bus nell’ultima tappa verso l’ufficio e nella prima al ritorno. Il resto si fa insieme su treno o metropolitana. Per la stagione d’esordio ho avuto un rapporto affettuoso ma conflittuale con la “riducibile Schiano” di cui ho parlato in quel post. Ma nel tempo libero la tradivo continuamente flirtando in rete con la Brommy. Finché ho trovato il coraggio di parlare alla Schiano per dirle addio e correre, leggiadro come chi ha il portafogli vuoto, verso l’amata inglesina.

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Sì, per me ne vale la pena, a patto che vi serva quotidianamente per muovervi in città in modo intermodale o se avete l’esigenza tassativa di portare con voi la bici fino a casa o fin dentro l’ufficio. La sua specificità è quella: molto piccola da chiusa, molto performante da aperta. Poi ci sono altri pregi, ma stanno in secondo piano e non possono essere sufficienti per spendere 1300-1500 euro: ovviamente è costruita in modo eccellente; è elegante; è un oggetto di culto e i bromptoniani sono una comunità appassionata e positivamente fanatica; si scoprono tante di circostanze in cui una bici riducibile è molto utile, come metterla in camper, macchina, treno e persino aereo e andate dove vi pare. Tutto molto affascinante ma esistono un sacco di bici pieghevoli buone per queste occasioni saltuarie, anche se, certo, la Brompton in aereo e treno vi creerà molti meno problemi. E esistono un sacco di bici tradizionali ben costruite.

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La Brompton è semplicemente la miglior pieghevole al mondo. Si apre e chiude in modo intuitivo, rapido e senza alcuna sbavatura nei meccanismi. Si riduce in modo sorprendente. Si trasporta bene con una mano grazie alle dimensioni ridotte e al fatto che diventa un pezzo compatto autobloccante: non c’è nulla che possa sganciarsi anche se la fate volteggiare. L’impugnatura studiata dai progettisti è la faccia inferiore della sella a cui si adattano bene entrambe le mani. Io trovo utile posizionare la sella qualche grado a destra rispetto all’asse centrale: mi pare sia più in equilibrio, perché quando è chiusa, buona parte della bici sta alla destra della sella. In rete ho visto un accessorio interessante: una maniglia che si attacca al tubo centrale del telaio con un supporto cilindrico. Forse è ancora più comodo dell’impugnatura alla sella.

Per il trasporto passivo c’è anche un’altra opzione: lasciando il manubrio in posizione di marcia e chiudendo il resto della bici potete trasportarla come un trolley. Si afferra dal manubrio e si trascina posizionata a 45° su due rotelline che rotolano egregiamente. Bisogna solo avere l’accortezza di non abbassare al massimo il tubo della sella, che altrimenti tocca terra insieme alle rotelline e ostacola il trascinamento.

Quando smette di essere un bagaglio e diventa una bici, la Brompton stupisce tutti: sfreccia a meraviglia, nonostante le piccole ruote da 16″. Come? Intanto il meccanismo di piega del telaio in tre parti, anziché in due, consente di avere una bici col passo lungo; non è affatto un triciclo. Poi il sistema di trasmissione – in pratica cambio posteriore, deragliatore, catena e corona anteriore – fa il resto: è uno dei massimi punti di vanto della Brompton, non a caso. Quella a sei marce, come la mia, sviluppa da 2,64 a 7,98 metri!

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La casa madre offre una vasta gamma di borse di varie dimensioni che si agganciano davanti, dietro – per chi sceglie il portapacchi – e anche sotto la sella. Sono belle, super resistenti e impermeabili. Ma costano tanto, forse troppo. Sicuramente costano troppo le luci. Io ho riutilizzato quelle acquistate per la bici precedente in una celebre catena di abbigliamento e attrezzatura sportiva. Si ricaricano con cavo usb e per le mie esigenze vanno benissimo: sono sufficienti una o due ricariche al mese.

Aggiungiamo un altro aspetto non trascurabile: la Brompton è una figata! È interamente e esclusivamente costruita a Londra, nella fabbrica di Brentford, dove viene assemblata e saldata: è composta da 1.200 pezzi, tre quarti dei quali sono fabbricati appositamente per lei. Almeno così racconta l’azienda e il solo leggerlo ci piace. Capito? In un mondo in cui tutto viene costruito ovunque, da chiunque, e arriva da chissà dove. Vuoi mettere? Tutto ciò è anche molto vintage e piace tanto a noi un po’ ragazzini e un po’ uomini brizzolati nostalgici.
Il nome viene dalla Brompton Oratory, una chiesa del quartiere di South Kensington che Andrew Ritchie, il papà della Brompton, vedeva da casa sua mentre lavorava al primo progetto a metà anni ‘70.

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Ok, credo di aver sentito l’obiezione: ti pare che spendo tutti quei soldi perché è figa, la fanno tutta in un posto e il fondatore le ha dato il nome della chiesa sotto casa? No, l’ho premesso all’inizio: se dovete saltellare con la bici di qua e di là, è la migliore. Altrimenti andate sul tradizionale o su una pieghevole più convenzionale: quasi tutte hanno le ruote da 20″. Nella fascia di prezzo 400-700 se ne trovano di molto buone.

Passiamo ai difetti. Certo, ce li ha pure lei. Sul manto stradale sconnesso, una caratteristica tipica italiana come la pizza e gli spaghetti, si sentono molto le vibrazioni. E’ il prezzo da pagare alle ruote piccole. Sui sampietrini di Roma si soffre. D’altra parte la Brompton nasce e vive in città e gli inglesi non sono tenuti a sapere che a noi non piace la monotonia del manto regolare, liscio, piatto.
Altro piccolo difettuccio è la troppa vicinanza dei pedali a terra: anche qui penso sia dovuto alle ruote da appena 16″. Quando si sale su una rampa molto ripida (per esempio lo scivolo per accedere al marciapiede) può capitare che un pedale tocchi terra nel momento in cui la ruota davanti è su e quella di dietro è ancora giù.

La bici pieghevole è già il presente e soprattutto il futuro delle città, soprattutto quelle grandi, dove l’intermodalità è una via di sopravvivenza. Non amo i fanatismi e così come provo rabbia per quanto le nostre città siano nemiche delle biciclette, non mi iscrivo nemmeno al partito del fondamentalismo delle due ruote a pedali. La bici è per molti un piacere, non solo nel tempo libero fuori città; è spesso una salvezza per accorciare i tempi di percorrenza bypassando mezzi pubblici inefficienti; è sicuramente un mezzo ecologico e in quest’epoca non è un aspetto irrilevante. Ma usarla non è l’unica via per essere dei bravi cittadini e in alcuni casi è impossibile e anche sbagliato utilizzarla.

Continuate a farci sapere come va con le vostre pieghevoli mandandoci una foto, i vostri consigli, gli accessori e se sposate una Brompton raccontateci la vostra nuova relazione.

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