Quando mi occupo di Unimagazine, ho a che fare con persone di ogni genere, età, estrazione e idee. Molti sono studenti, al di sotto dei 24 anni che spesso mandano delle mail che mi fanno capire come la fuori ci sia un mondo con una percezione della realtà diversa dalla nostra. E per nostra intendo anche te lettore del web, che sei nella generazione 30/40, mastichi web 2.0, e usi il Nazbatag come filo interdentale.
Eh si, perchè un minuto fa i ragazzi della redazione mi hanno girato questo testo:
“Salve,
ho letto che non è possibile pubblicare appunti protetti da copytight ma solo prodotti da me o distribuiti con licenze che li rendano di pubblico dominio. Come fare per sapere se sono distribuiti secondo queste licenze?
Il fatto che siano disponibili in rete non li rende di per se di pubblico dominio?”
Capite quanto sia esplosiva e rivoluzionaria una lettera del genere? Non puoi spiegare il copyright alla nuova generazione, o almeno non quello tradizionale dei nostri padri e nonni; è come se provassi a spiegare ad un adulto che deve andare a cavallo, perche la macchina non si può usare.
Credo che le aziende debbano decisamente affrettare la riflessione sul tema…






