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	<title>Commenti a: Fare impresa in Italia è il male assoluto.</title>
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		<title>Di: Roberto Chibbaro</title>
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		<dc:creator>Roberto Chibbaro</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 15:10:15 +0000</pubDate>
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		<description>Credo che nel mio caso l&#039;errore sia stato nella forma, e bisogna riconoscere gli errori per quanto in buona fede: due parole in piu per specificare male non avrebbero fatto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che nel mio caso l&#8217;errore sia stato nella forma, e bisogna riconoscere gli errori per quanto in buona fede: due parole in piu per specificare male non avrebbero fatto.</p>
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		<title>Di: ikaro</title>
		<link>http://www.robertochibbaro.it/2009/11/16/fare-impresa-in-italia-e-il-male-assoluto/comment-page-1/#comment-782</link>
		<dc:creator>ikaro</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 14:36:31 +0000</pubDate>
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		<description>Comprendo, aimé se comprendo. Nella mia &quot;vita&quot; passata avevo alcuni collaboratori e purtroppo la ragione sta da entrambe le parti.

Chi offre lavoro non può assolutamente impegnarsi a vita perchè nel nostro paese il regime fiscale è soppressivo e punitivo. Pagare qualcuno che non produce corrisponde ad aumentare le probabilità di indebitamento (e di chiusura)

Dal canto di chi lavora ovviamente si cerca un minimo di stabilità per...aprire un mutuo.. acquistare una nuova auto... metter su famiglia... ma non è possibile guadagnare uno stipendio degno sino a che non si diventa effettivamente produttivi.

Ma come si fa ad arrivare  a quel punto se l&#039;azienda non può permettersi di aspettare che un collaboratore diventi effettivamente produttivo, e non solo una scommessa?

Sono stato in entrambi gli schieramenti, e penso che i veri colpevoli non siano da ricercare ne in azienda ne nei lavoratori, ma più in alti: in chi legifera e nelle banche.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Comprendo, aimé se comprendo. Nella mia &#8220;vita&#8221; passata avevo alcuni collaboratori e purtroppo la ragione sta da entrambe le parti.</p>
<p>Chi offre lavoro non può assolutamente impegnarsi a vita perchè nel nostro paese il regime fiscale è soppressivo e punitivo. Pagare qualcuno che non produce corrisponde ad aumentare le probabilità di indebitamento (e di chiusura)</p>
<p>Dal canto di chi lavora ovviamente si cerca un minimo di stabilità per&#8230;aprire un mutuo.. acquistare una nuova auto&#8230; metter su famiglia&#8230; ma non è possibile guadagnare uno stipendio degno sino a che non si diventa effettivamente produttivi.</p>
<p>Ma come si fa ad arrivare  a quel punto se l&#8217;azienda non può permettersi di aspettare che un collaboratore diventi effettivamente produttivo, e non solo una scommessa?</p>
<p>Sono stato in entrambi gli schieramenti, e penso che i veri colpevoli non siano da ricercare ne in azienda ne nei lavoratori, ma più in alti: in chi legifera e nelle banche.</p>
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