In questo post qui, Gyanda Sachdeva, VP of Product Management di LinkedIn, spiega cosa pubblicare nel 2026 su LinkedIn, e come farlo, per rafforzare la propria presenza e peso specifico su determinati argomenti. Sembra il solito elenco, ma ci sono diversi spunti interessanti che mostrano un cambio di paradigma su alcuni consolidati punti.
LinkedIn è senza dubbio una piattaforma importante per il lavoro e le relazioni professionali: se riuscirete a ripulire il feed da alcuni fuffa guru e da post inutili dei buongiornisti (spoiler, vedrete nell’articolo come fare), troverete spunti interessanti e punti di vista che difficilmente si trovano altrove. I commenti spesso sono una miniera di consigli e casi pratici, più di una volta mi è capitato di confrontarmi, (e imparare) su temi molto tecnici approfondendo aspetti che magari avevo trascurato per la solita corsa cui tutti dobbiamo sottoporci ogni giorno.
Cosa Pubblicare
Anche se secondo molti utenti è calata la reach organica, non cambia la chiave per farsi leggere e produrre contenuti di qualità:
- Contenuti utili e concreti, che risolvano problemi pratici, o aiutino a conoscere le novità e i trend di settore. Guide, checklist, riflessioni operative, mini-analisi. LinkedIn è uno spazio dove le persone cercano strumenti, non slogan o gente che si da le pacche sulle spalle da sola: state certi che un contenuto utile viene salvato, commentato, ripreso nel tempo. Idem se invece di darmi una notizia me la commentate e mi spiegate perchè e come cambierà il mio lavoro.
- Autenticità, cioè parlare di case study, prodotti, strumenti, su cui si ha esperienza diretta e di cui spiegate bene il processo di funzionamento e i particolari che potrei essermi perso. Aggiungo che i toni trionfalistici hanno stancato: se sei bravo lo capisco da cosa scrivi e stai pur sicuro che ti seguirò. Questo vale sia se sei un freelance sia se sei uno studio strutturato/azienda.
- Zero fuffa, quindi solo opinioni originali basate su dati solidi. Il tempo è la risorsa più scarsa che abbiamo, se me lo fai perdere mi arrabbio.
A questo core, aggiungo che oggi più che mai è fondamentale prendere posizioni chiare su temi divisivi delle industries di cui facciamo parte: fare i pesci in barile non porta risultati e non aiuta di certo. Ad esempio se una verità è scomoda (5 euro di ADV al giorno su FB non servono a nulla), bisogna dirlo. E bisogna dirlo portando i dati delle proprie campagne, come sono cambiate all’aumentare del fatturato, se ci sono eventuali insight da sottolineare e cosi via.
Quanto pubblicare
Uno degli errori più comuni è passare da periodi di iper-attività a lunghi silenzi. Ne so qualcosa perchè ho fatto post da 1.8 milioni di view, per poi fermarmi, e ripartire dopo molto tempo.
LinkedIn non richiede pubblicazioni quotidiane, ma continuità, come ormai tutti i social dove il valore dei contenuti è alto (es. Youtube).
Una valida strategia editoriale prevede:
- Almeno un paio di contenuti a settimana ben curati. Sia per i segnali all’algoritmo di cui parlavamo sopra, sia perchè avete necessità di fare massa critica di contenuti prima di potere essere seriamente presi in considerazione da LinkedIn. Meglio 100 contenuti discreti e ragionati che 10 perfetti, se non siete dei riconosciuti guru.
- Una distribuzione equilibrata dei temi. Ogni settore ha davvero mille aspetti e mille possibilità, alternate news, case study, ricondivisioni, e sopratutto aggiungete le vostre idee.
- Tempo dedicato a rispondere ai commenti e a commentare post di altri. Una community si costruisce piano piano e una risposta ad un commento è un segnalibro nella testa di chi vi ha scoperto da poco.
Ricordate: l’algoritmo non vi odia e non vi ama, semplicemente non sa chi siete e chi può essere interessato a quello che scrivete. I contenuti aiutano l’algoritmo a “capire” chi siete e a chi mostrare i vostri contenuti: se fai un post alla settimana l’algoritmo ha 1 dato a settimana, se ne fai 2 l’algoritmo ha il doppio dei dati.
AI su LinkedIn: si, no forse?
L’AI è uno strumento potente, ma su LinkedIn, come su ogni altra piattaforma va usata con intelligenza.
I contenuti che sembrano scritti dalla vostra AI preferita si capiscono subito per tutta una serie di ragioni di cui abbiamo parlato qui: e l’algoritmo di LinkedIn non li ama troppo.
L’approccio corretto è usare l’AI per:
- Ri-organizzare le idee dopo avere avuto un momento di reale creatività o dopo avere deciso di portare un vostro case study.
- Migliorare la chiarezza del testo e rivedere parti da approfondire: questo articolo, interamente scritto da me basandomi sull’articolo citato all’inizio è stato rivisto da ChatGpt. Il prompt usato è stato: “rivedi questo testo come se fossi un desk content analyst mid-senior. Valuta originalità, aderenza a quanto indicato nell’articolo originale, SEO e segnalami se ci sono parti da approfondire o da asciugare. Non dimenticare di valutare anche se ho seguito le best practice per essere citato dall’AI.”
- Lavorare su titoli e struttura: i motori di ricerca e l’AI possono aiutarvi ad essere trovati, ma se l’utente si stanca o non riesce a seguirvi e abbandona subito il vostro testo l’algoritmo riceve un segnale molto negativo.
Come specificato quindi (approfondite qui) non deve sostituire il pensiero umano, deve accenderlo e migliorarlo: è un mantice per fare partire il fuoco della creazione.
In ottica AI SEO, è importante che il contenuto abbia una voce riconoscibile, esempi reali con molti dati chiari e un linguaggio naturale: sono elementi sempre più rilevanti anche per i motori di ricerca basati su intelligenza artificiale.
L’algoritmo di LinkedIn nel 2026
L’algoritmo di LinkedIn, che è in continua evoluzione, non premia chi pubblica di più, ma chi genera interazioni di qualità. Nelle parole di Gyanda Sachdeva: “There are many signals that can impact the distribution of your post, such as usefulness and uniqueness of the content, timeliness of the topic, relevance to the viewer, frequency of posting, use of media, if you’ve got context in the video post caption, or whether the language feels promotional or generic. These and many other factors determine what gets distributed and to whom.”
Questo significa che vengono in particolare vengono valorizzati:
- Click sul post e il tempo speso a leggere dopo avere fatto click
- Salvataggio dell’articolo
- Come scrivete: le shameless promo non sono amate ad esempio
- Numero di commenti argomentati, vostre risposte e coinvolgimento (quanto tempo spende la gente a leggere i diversi commenti)
- Durata nel tempo dell’argomento: è un contenuto evergreen? È incendiario adesso ma fra una settimana è un argomento morto? Risposte diverse a queste domande forniscono risultati diversi.
- Momento in cui viene pubblicato il contenuto.
- Vostri interessi (seguo più FB Ads o Google Ads?)
- Frequenza di pubblicazione
- Formato del contenuto (video, post, etc)
A questo aggiungete che l’algoritmo, specie su LikedIn ha un solo obiettivo: tenervi sulla piattaforma il più a lungo possibile. Questo significa che cambia in base al modo in cui il pubblico fruisce dei contenuti (video? newsletter? post semplici? slideshow?), alle preferenze di argomento, ed altri fattori people based.
Una newsletter su LinkedIn?
Negli ultimi anni LinkedIn ha investito molto sulle newsletter, trasformandole in un vero strumento editoriale interno alla piattaforma: io ad esempio redigo questa, e vi confesso che vedo più risultati di interazione (molti di più) su LinkedIn rispetto a Substack. Una newsletter su LinkedIn non serve a “ripetere i post” (va bene però integrarli), ma a costruire un appuntamento fisso con un pubblico interessato a un tema specifico: io ad esempio mi concentro su creatività e mondo freelance.
Cosa ha funzionato per me:
- Focus chiaro e riconoscibile, con argomenti e rubriche fisse. Chi è interessato vuole quello, non altro.
- Una cadenza regolare: lo dico perche io non l’ho avuta e i miei risultati sono stati molto altalenanti.
- Raccoglie molto di quello che rimane fuori da LinkedIn (es. link utili, considerazioni più approfondite, test, etc), ma integra la ciccia già presente sul vostro wall.
Strategicamente vi serve un contatto che crei un appuntamento fisso, che vi collochi come riferimento su quel settore (non sapete quante poche newsletter interessanti ci siano sul mondo freelance ad esempio), e che sia archivio strutturato dei vostri contenuti più importanti.
Ovviamente do per scontato il valore che in ottica SEO e AI SEO una newsletter aggiunge al vostro blog e collegandosi al vostro profilo.
Conclusioni
Come vedete non ci sono formule magiche ma cesellatura dei contenuti che devono necessariamente avere determinati requisiti. Pubblicare su LinkedIn significa concretezza, che è la base per costruire una presenza editoriale coerente, basata su esperienza, utilità e visione.
Ricordate che non si tratta di uno scatto sui 100 metri ma di una lunga maratona, durante la quale è normale avere crampi, stanchezza, momenti in cui vi viene voglia di buttare tutto all’aria. Non fatelo, il traguardo è piu vicino di quanto immaginiate.