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	<title>Roberto Chibbaro &#187; Start-Up</title>
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		<title>Venture, problema di trasparenza in Italia?</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 12:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Chibbaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarò Biancaneve, sarò Cappuccetto Rosso, ma alcune cose mi lasciano basito: chiedere informazioni sul venture capital in Italia è come chiedere informazioni su Ustica. Tanti silenzi e alcuni non so/non ricordo/tengo famiglia&#8230; Oggi stavo pensando ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarò Biancaneve, sarò Cappuccetto Rosso, ma alcune cose mi lasciano basito: chiedere informazioni sul venture capital in Italia è come chiedere informazioni su Ustica. Tanti silenzi e alcuni non so/non ricordo/tengo famiglia&#8230; <span id="more-1775"></span>Oggi stavo pensando che in Italia manca un servizio come <a href="http://www.thefunded.com/">The Funded</a>, il popolare sito americano che permette a chi ha avuto contatti con business angel, seed investor, venture capital di dare un giudizio anonimo sulla propria esperienza. Niente di cosi strano: il mercato è trasparenza sempre, anche dove girano tanti NDA. Per cui non è un reato di lesa maestà dire che ti ho scritto una mail e che tu l&#8217;hai cestinata senza leggerla, o che non sei puntuale agli appuntamenti. Ancora meglio: posso dire se sei un venture reale, attento, bravo, se mi dai un valore aggiunto, o se sei un simpatico guitto.</p>
<p>Cosi, pensando a questa mancanza ho postato questo messaggio su tutti i social network che frequento: &#8220;<em>Dato che in Italia non esiste The funded (sito che valuta le esperienze con i VC/Seed) sotto i 200k da quale angel/venture andresti?</em>. Le risposte sono state scarse e di vario segno, le più articolate le ho avute sul gruppo di Facebook <a href="http://www.facebook.com/groups/italianstartups?ap=1">Italian Startup Scene</a> dove invece si è sviluppato un discreto feedback con partecipazione anche di coloro che sono più addentro al mondo VC. Giudicate voi, non voglio influenzarvi con giudizi su quello che hanno scritto gli altri.</p>
<p>Dove invece mi sento di esprirmi, e intgralmente, è sul fatto che in Italia c&#8217;è un silenzio tombale sulla scena fondi, siano essi VC, Seed, Angel, Wannabe. E questo come dicono all&#8217;estero &#8220;no buono amigo, no buono&#8221;. Pertanto, se vorrete raccontare la vostra esperienza, siete i benvenuti. Se no, inizio a pensare ad un the fundend &#8220;de noantri&#8221; dove postare anonimamente. No informazione, no party.</p>
<p>PS: nel frattempo, in Europa le startup dicono <a href="http://eu.techcrunch.com/2011/07/11/datasift-the-little-startup-from-europe-that-could-tctv/" target="_blank">questo</a>, i VC pensano <a href="http://eu.techcrunch.com/2011/07/18/destin-european-vc-needs-revolution-not-evolution/" target="_blank">questo</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lavorare in una startup</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 13:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Chibbaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi inauguriamo una nuova categoria di post del blog: Lavoro@Startup. Dato che molto spesso contatto amici e conoscenti per dei lavori che non faccio in house, o vengo contattato per segnalare qualcuno per compiti specifici, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi inauguriamo una <strong>nuova categoria di post del blog: Lavoro@Startup</strong>. Dato che molto spesso contatto amici e conoscenti per dei lavori che non faccio in house, o vengo contattato per segnalare qualcuno per compiti specifici, perchè non condividere queste informazioni e fare incontrare domanda e offerta?</p>
<p>Mi rendo conto che la prima obiezione è: &#8220;ma già ci sono i siti dedicati&#8221;&#8230;beh, anzitutto il livello di specializzazione/richiesta/urgenza è tale per cui usare un sito diventa poco pratico/sconveniente. Si potrebbe usare LinkedIn, ma l&#8217;intenzione del canale è quella di segnalarvi solo persone che assumerei o per cui lavorerei, creando una sorta di circolo della fiducia allargato. Magari poi raccontate anche come è andata.</p>
<p>Se hai già qualcosa da segnalare, scrivimi o lascia un commento, ci faro un post.</p>
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		<title>La Pallacorda dei Venture</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 21:33:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Chibbaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ve lo ricordate il giuramento della Pallacorda? A scuola da piccoli ce l&#8217;hanno propinato in tutte le salse come l&#8217;inizio dell&#8217;età libera, moderna, democratica. Non sono d&#8217;accordissimo, cosi come oggi dissento dai toni entusiastici per ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ve lo ricordate il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuramento_della_Sala_della_Pallacorda" target="_blank">giuramento della Pallacorda</a>? A scuola da piccoli ce l&#8217;hanno propinato in tutte le salse come l&#8217;inizio dell&#8217;età libera, moderna, democratica. Non sono d&#8217;accordissimo, cosi come oggi dissento dai toni entusiastici per la Pallacorda dei Venture: termini standard per l&#8217;investimento in tutte le startup.<span id="more-1743"></span></p>
<p>Lo spunto per una riflessione su quanto è successo mi viene da questo articolo di <a href="http://eu.techcrunch.com/2011/07/06/in-a-historic-move-15-european-investors-agree-on-standard-term-sheet-for-startups/" target="_blank">Techcrunch</a>. In pratica 21 fondi di investimento specializzati in Seed ed Early stage riuniti sotto il patrocinio della piattaforma Seedsummit, in una sorta di giuramento della pallacorda, hanno pubblicato dei termini standard a cui tutte le startup possono guardare per sapere se l&#8217;accordo proposto è o meno uno standard. Trovate i documenti e una nota esplicativa <a href="http://seedsummit.org/legal-docs/" target="_blank">QUI</a>.</p>
<p><strong>Perchè è un evento importante?</strong> Perchè può diventare il primo nocciolo di una guida unica europea ai termini di investimento, o almeno qualcosa su cui costruire trattative ulteriori. Diciamo che mira ad essere una magna charta dei deal, per aumentare la trasparenza del mercato, evitare bolle speculative, creare un rapporto di fiducia tra investitori e startuppers.</p>
<p><strong>Perchè dissento dal condividere l&#8217;euforia collettiva?</strong> Sebbene possa essere un traguardo importante, e tutte le parti siano motivate dalla volontà di fare crescere il mercato in maniera libera e trasparente, <strong>non mi risulta che nessuna startup, di successo o meno, abbia partecipato alla stesura dei termini</strong>. In pratica è un documento che, sebbene motivato dalla volontà di tutelare le parti, è scritto soltanto da una delle due. Vuoi o non vuoi è difficile scordare tutti i propri interessi. Mi pare quindi un gesto doveroso invitare altre parti al tavolo della prossima stesura.</p>
<p><strong>Inoltre i termini sono modellati sul mercato inglese</strong>: non mi risulta che oltre ad essere snello, sia anche quello che offra maggiori garanzie. Io ad esempio mi sento più vicino al modello tedesco, che si basa su un codice civile simile al nostro, senza le farraginosità di cui siamo vittime in Italia.</p>
<p>D&#8217;accordo, è un inizio, ma è un inizio che poteva partire meglio, e che ha bisogno ora di una maggiore base di persone coinvolte. Specialmente quelle provenienti dal mondo startup, dove in tanti hanno già esperienza di deal e possono apportare un contributo significativo a creare termini standard che aiutino le startup. Almeno, io la vedo così.</p>
<p>Sei un investitore? Un angel? Una startup? Scrivimi un commento e dimmi cosa ne pensi.</p>
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		<title>Tungle acquistata da RIM (Blackberry)</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 15:18:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Chibbaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ah, avessi un soldino per ogni azienda che reputo interessante. Sarei miliardario. Vi ricordate Tungle di cui vi parlai qui? E&#8217; stata acquistata da RIM, alias i padroni della piattaforma Blackberry. Eh, purtroppo quel soldino ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ah, avessi un soldino per ogni azienda che reputo interessante. Sarei miliardario. Vi ricordate Tungle di cui vi <a href="http://www.robertochibbaro.it/2010/03/13/tungle-me/" target="_blank">parlai qui</a>? E&#8217; stata acquistata da RIM, alias i padroni della piattaforma Blackberry.<span id="more-1692"></span> Eh, purtroppo quel soldino non lo ho, ma se lo avessi avrebbe ben fruttato. Tungle infatti ha <a href="http://www.tungle.me/Home/rim-acquires-tungle/" target="_blank">appena annunciato</a> di essere stata acquistata da Research In Motion, alias RIM. La cifra non è stata specificata ma credo non sia di certo piccola. I miei complimenti a <a href="http://twitter.com/#!/mgingras" target="_blank">Marc</a> e una preghiera a RIM: tenete aperta la piattaforma e non esclusiva di RIM. Apritevi al mercato, il mercato si aprirà a voi.</p>
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		<title>Startupvisa l&#8217;idea vincente USA &#8211; UPDATED</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 09:39:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Chibbaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se vi dico Startup, pensate subito alla Silicon Valley. Ma la Silicon è negli USA, e il primo problema per chi ha idee, mezzi, capacità non è arrivare in america ma restarci. Ecco la proposta ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se vi dico Startup, pensate subito alla Silicon Valley. Ma la Silicon è negli USA, e il primo problema per chi ha idee, mezzi, capacità non è arrivare in america ma restarci. Ecco la proposta che può cambiare tutto: Startup Visa.<span id="more-1641"></span></p>
<p>Mentre noi parliamo di leva fiscale per fare rientrare i cervelli italiani in fuga, gli imprenditori americani, quelli che hanno reso possibile non solo Google e Facebook, ma anche per dire una completa mappatura del DNA umano, lanciano una proposta che potrebbe davvero sparigliare le carte a tutti, Cina inclusa: lo <a href="http://www.startupvisa.com/" target="_blank">Startup Visa Act</a>.</p>
<p><strong>Cos&#8217;è? In pratica hanno visto che  90% dei nuovi posti di lavoro in USA sono stati creati da startup</strong>, e di queste moltissime sono state fondate da stranieri che dopo un certo periodo hanno dovuto fare armi e bagli e tornarsene al loro paese d&#8217;origine, facendo cosi guadagnare know how all&#8217;estero e facendo perdere nuovi posti di lavoro che potevano essere creati. Parliamo di decine di migliaia di possibili lavori, tutti altamente qualificati.</p>
<p>Quindi, perchè non creare un visa, cioè un permesso di soggiorno per gli startuppari? <span style="color: #000000;">Requisiti discretamente popolari<del>: investimenti da 250 mila dollari (circa 180mila euro) di cui 100 mila americani</del></span>. <a href="http://techcrunch.com/2011/03/14/finally-a-startup-visa-that-works/" target="_blank">Dopo un articolo su TechCrunch</a>, i promotori della legge hanno <strong>abbassato a 100mila dollari</strong> gli investimenti. Capita la furbata? Portami le idee, e anche i soldi, e noi ti apriamo le porte del paradiso (dello startup).</p>
<p>Detto fatto: si è creato un movimento d&#8217;opinione bipartisan, sostenuto da maggioranza e opposizione, dai giornali economici (Bloomberg incluso ad esempio), e in discussione per l&#8217;approvazione a brevissimo. <strong>Com&#8217;è che diceva il personaggio</strong> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Cevoli" target="_blank">Paolo Cevoli</a>? &#8220;Fatti, non pugnette&#8221;.</p>
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		<title>Ripartire dal bootstrapping</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 09:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Chibbaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si chiama Bootstrapping, ed è l&#8217;autofinanziamento come forma per creare una nuova impresa. Diffuso in Italia per necessità, può essere più interessante di quanto si pensi. Vediamo perchè.Se siete di quelli colpiti dal virus dello ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama Bootstrapping, ed è l&#8217;autofinanziamento come forma per creare una nuova impresa. Diffuso in Italia per necessità, può essere più interessante di quanto si pensi. Vediamo perchè.<span id="more-1627"></span>Se siete di quelli colpiti dal virus dello startupping, avrete familiarità con i termini finanziamento, businnes plan, revenue, ma ne avrete ancora di più con parole come venture capital, business angel, e &#8220;dove trovo i soldi per partire?&#8221;. La domanda è, avete mai pensato di farcela da soli? Avetei valutato pregi e difetti del ricevere un finanziamento? Farcela da soli, cioè fare appunto bootstrapping, potrebbe essere una soluzione molto valida, ma anche con qualche difetto.</p>
<p>Intendiamoci, moltissimi dei BP non meritano di essere finanziati, senza se e senza ma. Tuttavia, che ci siano diversi falsi negativi, è cosa dichiarata praticamente da tutti i venture e in paesi come il nostro dove non abbondano a volte non si riesce ad avere una seconda chance per quanto valido sia il progetto. Quindi la via dell&#8217;autofinanziamento diventa oltrechè necessaria anche &#8220;smart&#8221;.</p>
<p><strong>MOTIVAZIONI</strong> &#8211; Altre volte però non è una necessità, ma una caratteristica vostra come imprenditori quella di volere rimanere liberi. Un fondo condiziona in moltissimi modi, la maggior parte positivi (controllo di spese, gestione, focus sull&#8217;obiettivo, contatti), ma con diverse punte negative (indirizzo dell&#8217;azienda e del business, ingerenza nella gestione, scelte non sempre appropriate). Finanziandovi da soli invece vittorie e sconfitte sono solo vostre, se è quello che volete è l&#8217;unica via.</p>
<p><strong>BENEFICI &#8211; </strong>Come dicevamo il controllo delle decisioni aziendali, dello sviluppo del prodotto e di tutto è solo in mano vostra. E&#8217; ovviamente un&#8217;arma a doppio taglio, ma vi permette di avere oltre al controllo anche un guadagno superiore nel caso il vostro progetto abbia successo, di più, vi permette di cedere una quota dell&#8217;azienda a dei soci che possono portare un bagaglio di esperienza o tecnologia o lavoro e che rimanendo dentro l&#8217;azienda vi permetteranno di crescere e consolidare il vostro team.</p>
<p><strong>RISCHI &#8211; </strong>L&#8217;altra faccia della medaglia è ovviamente il rischio finanziario. Che non vuol dire soltanto la possibile perdita dei capitali investiti (e guai a finire nelle mani del leviatano stato italiano) ma anche l&#8217;impossibilità di decollare se non avete capitale sufficiente. &#8220;Ci vogliono i soldi per fare i soldi&#8221; dicono in America e hanno ragione: il tasso di crescita dell&#8217;azienda è sempre legata al prodotto, alla gestione della liquidità e alla quantità di liquidità.</p>
<p><strong>CONCLUSIONI</strong> &#8211; Personalmente, credo che la fase di bootstrapping sia assolutamente la più utile per una startup almeno per i primi 18 mesi. Avendo almeno una posizione di forza, se decidete di chiedere aiuto ai fondi, potete ottenere di più e mostrare la forza del vostro progetto. Inoltre questo tempo è necessario a voi per capire in che direzione portare l&#8217;azienda e come farcela arrivare.</p>
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		<title>Italia, grande assente</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:05:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Chibbaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se il ministro Romani leggesse questo blog vorrei che capisse come NON siamo visti all&#8217;estero, per parlare pubblicamente del metodo italiano che non va e che non cambia. Mai.
&#8220;Caro Ministro Romani,
Ero a Barcellona al Mobile ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se il ministro Romani leggesse questo blog vorrei che capisse come NON siamo visti all&#8217;estero, per parlare pubblicamente del metodo italiano che non va e che non cambia. Mai.<span id="more-1620"></span></p>
<p>&#8220;Caro Ministro Romani,</p>
<p>Ero a Barcellona al Mobile Forum, e mi chiedevo come mai l&#8217;Italia sia sempre assente quando si parli di tecnologia e sviluppo economico. Mancavano le istituzioni, le aziende, le persone. Erano presenti solo due stand di imprese italiane di cui una nemmeno si occupava specificamente di mobile. L&#8217;unica presenza ad alta tecnologia era di un&#8217;italiano che ha creato la sua startup in USA. Gli italiani in visita erano una pattuglia sparutissima, di cui la maggioranza era composta da giornalisti. E mi creda che ho stretto piu di 200 mani in 15 padiglioni diversi.</p>
<p>Assenti totalmente TIM, Telecom che era presente solo con un banchetto striminzito dentro il pavillion di Intel MeeGo, e lo stato italiano. Sa invece chi era presente in massa? Gli stati europei. Pensi che avevano creato una propria presenza persino le regioni autonome di diverse nazioni. E tutti li a spiegare quanti incentivi avesse il Belgio, quanto fosse utile investire in Catalunya, o in Bretagna. Addirittura anche un paese in bancarotta come l&#8217;Irlanda ha capito che doveva attrarre nuovi capitali e startup, tant&#8217;è che ci hanno spiegato che il governo ha un piano di incentivi se hai meno di 35 anni e crei una nuova azienda. Ovviamente non mancavano Israele, Giappone, Canada, e cosi via.</p>
<p>Adesso, mi permette una domanda? Scusi la franchezza, ma io che sono uno dei pochi italiani alla seconda startup, mi dice perchè dovrei investire e farla crescere in Italia?&#8221;</p>
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		<title>Barcellona Mobile Forum: ci siete?</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jan 2011 19:15:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Breve nota, per rinnovare l&#8217;appuntamento annuale al Forum di Barcellona dedicato al mondo Mobile: ogni anno la pattuglia di Italiani cresce, sarai dei nostri anche tu?Ci piace creare network fin dall&#8217;Italia per cui se anche ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Breve nota, per rinnovare l&#8217;appuntamento annuale al Forum di Barcellona dedicato al mondo Mobile: ogni anno la pattuglia di Italiani cresce, sarai dei nostri anche tu?<span id="more-1614"></span>Ci piace creare network fin dall&#8217;Italia per cui se anche tu vai al mobile forum perchè non ti aggreghi? Oltre a scambiarci informazioni e consigli, possiamo mettere in comune i nostri contatti, e magiarci una pizza da Montello, due sardine fritte alla Boqueria, o una birra a Barceloneta.</p>
<p>Se vuoi unirti, lascia un commento, cosi ci organizziamo!</p>
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		<title>MakeMeApp ripartiamo dal mobile</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 19:07:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Chibbaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi di voi è collegato con me su Linkedin lo avrà già visto, è partita la mia nuova startup MakeMeApp. Ci concentreremo solo su una cosa e proveremo a farla al meglio: creare applicazioni mobili ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi di voi è collegato con me su Linkedin lo avrà già visto, è partita la mia nuova startup MakeMeApp. Ci concentreremo solo su una cosa e proveremo a farla al meglio: creare applicazioni mobili per iOS e Android.</p>
<p><span id="more-1495"></span></p>
<p>In questa avventura, insieme a me, alcuni degli amici di sempre, sviluppatori fuoriclasse: <a href="http://www.ideato.it" target="_blank">Francesco Fullone, Ciccio Trucchia</a>, <a href="http://www.sviluppoagile.it" target="_blank">Jacopo Romei</a>, e il &#8220;piccolo&#8221; Stefano Mainardi con la squadra di <a href="http://www.twinbit.it/" target="_blank">TwinBit</a>. Special Guest <a href="http://www.muweb.it" target="_blank">MuWeb</a>, UX Partner.</p>
<p>Ogni pianta, per crescere, ha bisogno di un humus e di condizioni climatiche adatte che, dove mancano, vanno create. E&#8217; cosi anche per le imprese, specie quelle del settore ICT, che prosperano non solo se hanno le condizioni adatte, ma sopratutto se hanno accanto altre piante simili. Ad inizio degli anni duemila, diciamo 2003 circa, in Italia è iniziato a germogliare su un terreno sabbioso e non molto fertile il seme delle nuove tecnologie e pian pianino sono cresciute molte piante. Alcune sono morte, altre sono diventate alberi, ma tutte hanno condiviso lo stesso terreno.</p>
<p>Perchè tutta questa premessa? Perchè a volte quelle piante si uniscono, si ibridano, ne fanno nascere di nuove. E&#8217; cosi che è nata la notizia che oggi vi do con gioia: Ideato, una delle società italiane di sviluppo a più alto tasso di crescita, di proprietà degli amici Fullo e Cphp, vedrà la creazione di una nuova business unit dove il sottoscritto sarà posto al timone, affiancato da Jacopo Romei come C.T.O. Il nome di questa nuova avventura come detto è <a href="http://www.makemeapp.it" target="_blank">MakeMeApp</a></p>
<p>Cosa faremo? In pratica proveremo a creare una struttura di sviluppo, che sia in grado di supportare le esigenze di qualsiasi azienda in ambito mobile. Non ci limiteremo a creare &#8220;app&#8221;, ma proveremo a contribuire alla crescita del mercato dello sviluppo mobile, rilasciando prodotti, librerie, app gratuite, per creare una comunità di persone come noi, che del mobile facciano la principale attività. Proveremo ad incontrarvi, ad organizzare conferenze, a partecipare alle vostre. Insomma, come dicono &#8220;al network si dona, non si chiede, sarà lui a ripagare spontaneamente&#8221;.</p>
<p>Noi ci crediamo, e speriamo di avervi con noi in questo cammino di crescita, potete già seguirci sul nostro blog: blog.makemeapp.com saremo on line a breve con il blog&#8230;</p>
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		<title>Flattr, se il like diventa denaro</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 09:58:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Chibbaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Start-Up]]></category>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è in giro una nuova startup, Flattr, che promette una piccola (grande) rivoluzione: se fai qualcosa che merita un &#8220;like&#8221; da parte di chi legge, tradurrà il like in denaro.
Sembra l&#8217;uovo di Colombo a pensarci ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è in giro una nuova startup, <a href="http://flattr.com" target="_blank">Flattr</a>, che promette una piccola (grande) rivoluzione: se fai qualcosa che merita un &#8220;like&#8221; da parte di chi legge, tradurrà il like in denaro.<span id="more-1386"></span></p>
<p>Sembra l&#8217;uovo di Colombo a pensarci così, ma in realtà era solo questione di tempo prima che il paradigma del like sbarcasse anche nei micro pagamenti. L&#8217;idea è di Flattr, giovane startup creata già da qualche mese, ma di cui vi parlo adesso perhè inizia a raggiungere numeri interessanti.</p>
<p><strong>Come funziona</strong> &#8211; Il meccanismo è molto semplice: vi iscrivete (ancora in beta closed, quindi ad inviti), attivate il vostro conto versando un minimo di 2 euro con paypal o moneybookers e iniziate a navigare regolarmente. Quando vedete un sito che supporta flattr e che contiene un articolo che vi piace, cliccate sul logo di flattr e automaticamente il sistema ne terrà traccia. A fine mese Flattr dividerà quello versato sul vostro conto tra tutti i vostri like.</p>
<p>Ci sono molte opzioni di pagamento e potete scegliere sia un versamento mensile, che un versamento in unica soluzione. La cosa interessante è che non potete essere pagati per i vostri contenuti fin quando non fate la vostra prima donazione. Se ad esempio siete il Corrierone dovrete comunque fare almeno una donazione ad un sito che vi piace, se no non potrete utilizzare il sistema.</p>
<p>I risultati finora, per quanto di nicchia, non sembrano mancare con diversi siti di microeditoria che rivendicano un ottimo incasso. Certo il sistema è ancora poco diffuso ma nella guerra ai micropagamenti editoriali Flattr parte in pole position. Saranno loro a salvare l&#8217;editoria on line?</p>
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		<title>Startup Night: ci vediamo a Milano il 12 Luglio</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 11:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Chibbaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[Startuppari, capitalisti di ventura e di maniera, cantinari, italico popolo tutto, il 12  Luglio 2010, in quel di Milano, è con orgoglio che vi invito alla nuova edizione della Startup Night, che da quest&#8217;anno ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Startuppari, capitalisti di ventura e di maniera, cantinari, italico popolo tutto, il 12  Luglio 2010, in quel di Milano, è con orgoglio che vi invito alla nuova edizione della <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=110629508986641" target="_blank">Startup Night</a>, che da quest&#8217;anno mi vede co-hoster (qualsiasi cosa voglia dire). L&#8217;evento, che ormai sta superando tutte le aspettative, è dedicato sia alla presentazione del proprio progetto, che alla conoscenza di partner tecnici, finanziari, legali. Ovviamente tutti noi abbiamo da imparare, quindi molto spazio anche a speech, domande, proposte.</p>
<p>Lo scopo è chiaro: favorire la creazione di nuove aziende e servizi tecnologici nel nostro Paese. Come è la vostra esperienza di startupper, quali i maggiori problemi che affrontate nella vostra attività, quali le sfide e le possibilità del territorio? Siete più come Riccardo o come il Tagliaerbe?</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=110629508986641" target="_blank">Registratevi</a>, vi aspettiamo!</p>
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		<title>Intel Challenge 2010: prove tecniche di incubatore</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 20:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Chibbaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Start-Up]]></category>
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		<description><![CDATA[Che il mondo delle startup e dell&#8217;innovazione sia ormai la speranza principale del mondo del lavoro è cosa che in pochi credo metterebbero in dubbio. Come ha avuto modo di ricordarmi poco tempo fa Lorenzo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che il mondo delle startup e dell&#8217;innovazione sia ormai la speranza principale del mondo del lavoro è cosa che in pochi credo metterebbero in dubbio. Come ha avuto modo di ricordarmi poco tempo fa Lorenzo Viscanti, negli USA negli ultimi trent&#8217;anni i posti di lavoro li hanno creati prevalentemente le nuove aziende.</p>
<p>E&#8217; questo credo il motivo che spinge sempre più grandi aziende ad investire nei piccoli e, spingendosi un pò più in là, anche a finanziare le idee. In questo quadro si inserisce la nuova inziativa di Intel, denominata &#8220;Intel Challenge 2010&#8243;.</p>
<p>Presentato da Otellini, nel corso del <strong>World Congress on IT</strong> di Amsterdam, l&#8217;iniziativa vuole premiare con investimenti e opportunità le migliori idee imprenditoriali e i migliori business plan presentati da studenti universitari.  “Per tornare a una crescita economica costante è necessario adottare una visione a lungo termine, con una mentalità di investimento”, ha commentato Otellini. “L&#8217;innovazione si realizza combinando persone dotate di buone idee con investimenti. Sono queste le forze in grado di dar vita a nuove attività che creano posti di lavoro e, in ultima analisi, portano allo sviluppo di ricchezza e a una più elevata qualità della vita”. Quattro i campi di attività: semiconduttori, mobilità e wireless, nanotecnologia e bioscienze. Le idee saranno giudicate sulla base di opportunità di commercializzazione di nuove tecnologie e impatto sulla società.<br />
L&#8217;iniziativa Intel Challenge si rivolge attualmente ad alcuni Paesi in Europa, Asia e America del Nord e del Sud. Per l&#8217;edizione 2010, il concorso verrà esteso in Europa a nuove istituzioni partner e partecipanti provenienti da Francia, Germania e Regno Unito. Informazioni su Intel Challenge sono disponibili all’indirizzo <a href="www.intel.com/education/highered/entrepreneur">www.intel.com/education/highered/entrepreneur</a>.<br />
“Nei prossimi dieci anni, un altro mezzo miliardo di persone entrerà nel mondo del lavoro: dobbiamo creare le condizioni per generare occupazione per loro e per l&#8217;attuale forza lavoro”, ha commentato Otellini. “Intel si impegna da oltre quarant&#8217;anni a offrire innovazioni straordinarie e sappiamo che alcune delle idee migliori devono ancora essere formulate. Con gli investimenti appropriati per creare innovatori e imprese del futuro, prepareremo il terreno per la crescita economica a livello mondiale”.<br />
Le adesioni provengono da una rete di università, che comprende oltre 150 college che offrono corsi condotti da professori formati da Intel secondo un piano di studi incentrato sull&#8217;innovazione. I partecipanti concorreranno per vincere premi del valore di 150.000 dollari e, tramite l&#8217;iniziativa, riceveranno insegnamenti dai leader della comunità imprenditoriale. Intel prevede che nei prossimi 3 anni il concorso annuale riceverà oltre 10.000 proposte di business plan.<br />
I vincitori accederanno inoltre all&#8217;Intel + Berkeley Technology Entrepreneurship Challenge presso l&#8217;Università della California a novembre. Il vincitore assoluto parteciperà inoltre all&#8217;Annual CEO Summit di Intel Capital, con la possibilità di stabilire contatti e partecipare a eventi formativi con circa 600 CEO e dirigenti di aziende Global 2000.</p>
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