Zoom H5 Registratore Audio – Test e recensione

Ho acquistato e provato per voi il registratore audio digitale Zoom H5: un prodotto in grado, con un costo ridicolo, di cambiare l’audio dei vostri video e far fare  un salto di qualità alle vostre produzioni.

Se siete appassionati di video produzione, o lavorate con materiale video e audio, uno dei problemi principali che vi troverete ad affrontare è quello della qualità audio dei vostri lavori. E dato che metà del video, lo fa la qualità dell’audio sarà un problema  di tutto rispetto.

Ovviamente non è sufficiente un ottimo microfono esterno se poi dovete affidarvi ai preamp della vostra telecamera, DSLR o reflex digitale che dir si voglia: anche nei modelli top di gamma, l’audio è sempre trascurato e microfoni da 600 euro restituiscono lo stesso tipo di registrazione del Karaoke portatile di vostra figlia.

Pe risolvere il problema ho cercato una soluzione semplice, non troppo costosa, che desse un risultato professionale, che fosse trasportabile, che fosse flessibile. Serviva quindi un registratore audio digitale portatile. La mia scelta dopo test, prove, e avere praticamente tutto quello che esiste in rete, è caduta sullo Zoom H5, dopo avere valutato altri modelli della Zoom come l’H4n, il 44 WL di Tasca o il Roland.

ZOOM H5Dotazione: appena aperta la confezione trovate una pletora di manuali, le licenze per Cubase e WaveLab LE, lo Zoom H5 con anti vento specifico, una microSD generica da 2Gb con adattatore, una spugna antivento (in gergo gatto morto), cavi e una custodia di plastichina che veramente era meglio non ci fosse.

Perché proprio l’H5? Tra tutti i modelli valutati mi ha convinto anzitutto il suono, registrato in Wav o Mp3 su SD, che è il motivo principale per cui si compra un oggetto del genere. In realtà parlare di suono, o semplice registrazione sonora è sbagliato perché l’H5 non registra suoni, ma crea una mappa spaziale delle sonorità. E non è uno slogan da rivista, ma la sensazione che sia ascoltando le registrazioni. Ad esempio questi sono i miei amici di VeryTroubledChild ospiti da me per qualche giorno: noterete subito la precisa collocazione 3d dei suoni.

Questo è dovuto all’elettronica interna che è più evoluta dell’H4n, e che è condivisa con il fratello maggiore H6. La supremazia, vale anche nei confronti degli altri registratori portatili, di pari fascia.

SISTEMA MODULARE – Il secondo motivo risiede nella flessibilità: oltre infatti ad offrirmi 4 canali, due ingressi XLR combo (ci vanno anche i Jack grandi per capirci), line out e line in, un menu ricco di funzioni, una protezione fisica dei livelli, ho la possibilità di staccare il microfono principale e sostituirlo con una pletora di accessori. Posso ad esempio cambiare le capsule microfoniche trovandone una per ogni uso: la XYH-6 per un controllo sugli angoli di registrazione (90 e 120), la SGH-6 per avere un microfono direzionale, la SSH-6 se voglio un direzionale stereo, la rivoluzionaria MSH-6 con due microfoni per una registrazione pienamente controllabile in post editing. Ma posso anche aggiungere due ingressi XLR combo ulteriori con la capsula EXH-6 o lasciare in borsa il registratore con la prolunga ECM-3 che tra l’altro è compatibile con gli attacchi GoPro per sostenerla e piazzarla al meglio.

COMPARAZIONE – Infine, per capire al meglio quali differenze in termini reali di audio ho effettuato un test con 4 configurazioni, le più comuni: microfoni e preamp a bordo della mia DSLR (Canon 70D), Rode VideoMic Pro sulla 70D,  Zoom sulla DSLR, microfono esterno (Rode Videomic Pro) su Zoom H5 e da questi alla Canon. In pratica ho testato le varie situazioni che possono capitare durante una ripresa, con e senza il supporto dello Zoom.

Non c’è bisogno credo di aggiungere nulla: si passa da un suono pessimo ad un suono pienamente accettabile e pulito, che con un minimo di post produzione può raggiungere eccellenti risultati. Ma vi prego, non prendetemi sulla parola, mettete le cuffie e riascoltate con calma. Dove l’audio sembra basso, è da considerarsi normale per le caratteristiche dell’H5,

CONCLUSIONI – Si tratta di un ottimo prodotto, che si rivolge principalmente ai film maker indipendenti (non sfigura in produzioni professionali), alla scena musicale indie (e qui il prodotto esprime il massimo del proprio potenziale), e in generale a quel mondo prosumer che, nonostante un’era di smartphone, esige sempre più qualità. Assolutamente consigliato anche per interviste e documentari.

Roberto Chibbaro

Padre, Marito, Boss@MakeMeApp, food lover, moto traveller. Fin dove il cuore mi resse, arditamente mi spinsi.

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