Spotify da Premium a Free: io passo.

Spotify era uno dei pochissimi servizi consumer che pagavo in rete. Ho deciso di disdire l’abbonamento dopo un anno, ecco perché.


Quando dodici mesi fa, dopo essere stato da subito utente base, ho deciso di aderire a Spotify, complice una straordinaria offerta di Vodafone, pensavo di avere dato una svolta al mio rapporto con la musica, ed in parte é successo, ma non é stato come immaginavo.

Adoro ascoltare musica in ogni momento, e ho una straordinaria predilezione per rock, anni 70 e grandi classici. Le decine di cd e vinili non bastano, gli mp3 nemmeno, e scoprire playlist, novità e consigli da persone di tutto il mondo era un sacro Graal.

Ma ogni cosa bella dura fino ad un certo punto; anzitutto ho scoperto che Jobs aveva ragione, io la musica voglio possederla, non affittarla. Voglio vedere la copertina, voglio compiere i gesti per ascoltarla, voglio che quando un giorno (spero lontano) andrò nei pascoli del cielo, chi mi sopravvive abbia una traccia di me e di quello che amavo ascoltare.
Quello che non voglio invece é la rottura infinita di un consumo dati mostruoso: il telefono lo uso per lavoro e non posso stare attento a maneggiare cinquanta o cento mega in più. Quindi finché il mio operatore (avarissimo di giga) non mi scomputa il traffico di Spotify, ciccia.

Terzo: é economicamente svantaggioso. Per me, che devo pagare servizio e giga in più, per l’artista che ha meno royalties. Con la stessa cifra compro quasi due cd/mese o una ultima uscita.

Quarto: Spotify esiste in versione gratuita. E tutto il lato social e nuove scoperte é compreso. Certo, c’è la pubblicità ma chissenefrega non ce lo mettiamo? Pagare non mi da abbastanza in più.

Quindi, Spotify sei un grande servizio, ma ritorno alla versione free: arrivederci e grazie per tutto il pesce. Ci rivediamo quando migliori accordi con i carrier e modello di business.

Roberto Chibbaro

Padre, Marito, Boss@MakeMeApp, food lover, moto traveller. Fin dove il cuore mi resse, arditamente mi spinsi.

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