TTIP parte 2: cos’è la clausola ISDS

Andiamo in profondità sulla clausola ISDS nella seconda parte del post su TTIP: Daniele Pluchino ci spiega rischi e  pericoli.

Nel post precedente, Roberto aveva specificato che sul TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership, o accordo di libero scambio transatlantico) il problema principale è la clausola ISDS, Investor-State Dispute Settlement, che rimetterebbe a sedi arbitrali private la risoluzione delle controversie tra i governi e le imprese, senza coinvolgere i tribunali del Paese parte in causa.
Si tratta di un vero scoglio sul quale tutto si può arenare, vanificando gli sforzi compiuti o scongiurando i pericoli paventati, a seconda dei punti di vista.
È una clausola fortemente appoggiata dagli Stati Uniti, mentre diversi paesi europei sono contrari o tiepidi, per il timore che finisca per avvantaggiare le grandi multinazionali americane, che eviterebbero così le rigorose legislazioni degli Stati membri dell’Unione, presidiate spesso da costituzioni attente ai temi dei diritti economici e sociali dei cittadini e dei consumatori.

Le aziende, secondo le voci critiche più preoccupate, potrebbero opporsi – di fronte a questi tribunali terzi – alle politiche sanitarie, ambientali, di regolamentazione della finanza o altre consolidate nei vari paesi, qualora quelle legislazioni riducessero la loro azione e i loro futuri profitti.
Nel Parlamento europeo è emersa un’ampia e trasversale contrarietà alla soluzione delle sedi arbitrali private. Gli eurodeputati hanno approvato la risoluzione ”Lange” che fissa le raccomandazioni per i negoziatori della Commissione sul partenariato transatlantico fra l’Unione europea e gli Stati Uniti.

Nel testo i deputati chiedono disostituire il sistema ISDS con un nuovo sistema per la risoluzione delle controversie tra investitori e Stati, che sia soggetto ai principi e al controllo democratici, nell’ambito del quale i possibili casi siano trattati in modo trasparente da giudici togati, nominati pubblicamente e indipendenti durante udienze pubbliche e che preveda un meccanismo di appello in grado di assicurare la coerenza delle sentenze e il rispetto della giurisdizione dei tribunali dell’Unione e degli Stati membri, e nell’ambito del quale gli interessi privati non possano compromettere gli obiettivi di interesse pubblico”.

La raccomandazione scritta e approvata dal Parlamento europeo richiama la proposta avanzata dalla commissaria europea Cecilia Malmström. La responsabile del Commercio nella Commissione Europea suggerisce la creazione di una Corte d’arbitrato internazionale per gli investimenti, che si occuperebbe di tutti i casi legali relativi agli accordi commerciali firmati dall’Unione europea e delle controversie tra investitori e Stati. Inserendo la controversia in una sede multilaterale istituzionalizzata, quale sarebbe la corte d’arbitrato internazionale, i timori di una eccessiva “privatizzazione” del servizio pubblico “giustizia” si ridurrebbero molto.

Da quanto è emerso finora, la posizione del Governo italiano al riguardo è positiva, così come quella dei governi francese e tedesco. La controparte statunitense sembra invece avere forti perplessità sulla proposta della Commissione europea. Unione Europea, governi e Parlamenti intenderebbero tener ferma l’indicazione avanzata.

Dato l’impatto straordinario che avrebbe sulla vita di tutti noi continueremo a seguire l’evolversi della storia: d’altronde  non di sole recensioni vive questo blog.

Daniele Pluchino

Sono nato a Milano e vivo a Roma. Un consulente allevato sui binari dell'alta velocità? nemmeno per idea. Sono siciliano e guai a chi se lo scorda. Cresciuto a Catania, con tanto cuore nel ragusano. Amo due fanciulle che si somigliano tanto e che si chiamano Giorgia e Marta, studio forme di sopravvivenza metropolitana ma non mi stanco di inseguire le origini: la terra, il mare, il genuino, il sud. Il mio lavoro sono la comunicazione, le istituzioni, la politica.

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