Sopravvivenza metropolitana: il giardino

Il giardino e l’orto sono due baluardi metropolitani contro il “logorio della vita moderna” per usare una celebre espressione. Se ne avete uno (o lo vorreste), se volete cambiare casa, se pensate ad un hobby, questo articolo fa per voi.

Quando la vicina di casa mi mandò le foto rimasi di sasso e sentii dentro il dolore del pittore che vede il suo quadro candeggiato: mentre mi beavo nel mare ragusano, il mio prato a Roma diventava, nel giro di tre giorni, un campo bruciato. Colpa della tipula, una larva ghiotta di radici.

Il giardino è un po’ un figlio, un po’ una fidanzata: se hai la passione crea dipendenza e senso di protezione. È un’altra forma di sopravvivenza metropolitana. Tornare a casa al tramonto, posteggiare accanto a lui e contemplarlo per qualche minuto è il mio momento di passaggio: alle spalle il caos e la puzza della metropoli, davanti a me la quiete e il profumo di casa.

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Dopo quasi due anni posso dire che più ci perdo tempo e più siamo inseparabili. Ho iniziato da autodidatta totale: per anni mi ero preso cura solo di piante in vaso. Adesso ho adottato e cresciuto un centinaio di metri di giardino.

Dopo aver commissionato una prima semina del prato a un vivaio, mi sono tuffato nel lavoro. Di semine, parziali, ne ho fatte tante altre. Con Giorgia abbiamo scelto i rampicanti per il perimetro e i cespugli per una scarpata da arredare e consolidare.

Ho studiato tanto su internet. La rete, ancora una volta, è una risorsa enorme. Articoli e forum sono un bagaglio a volte confuso, senza dubbio imperfetto ma sicuramente ricchissimo. Ho letto e provato a mettere in pratica: in pochi mesi avevo tutti i rudimenti per gestire uno spazio verde domestico da buon dilettante. Danni pochi, risultati buoni.

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L’esperienza mi dice che il giardino ha bisogno di attenzioni costanti. Dedicargli alcune ore del fine settimana è indispensabile ma c’è dell’altro. Mi sono reso conto che ogni volta che mi affaccio o mi avvicino alle finestre l’occhio si allunga: un ramo troppo sporgente, una chiazza di prato tendente al giallo, un’erba infestante che fa capolino. C’è sempre qualcosa da notare e un intervento da fare al volo. C’è sempre un fuoco dentro che non si spegne mai: bisogna inseguire la perfezione. Tante piccole operazioni da un minuto e un monitoraggio costante aiutano. Sì ok, sono un po’ maniaco. Non spaventatevi: va bene anche stanziare due-tre ore a settimana e fregarsene per tutto il resto del tempo. Ma voglio vedere se ci riuscite a non buttare un occhio al bambino verde.

Ma poi, vuoi mettere il profumo dell’erba appena tagliata? Guardare e accarezzare il prato fitto e fresco di rasatura?
Il giardiniere di casa sono io ma non sono solo. Ho un’aiutante valorosa di 90 cm: si chiama Marta e in giardino è ancora più bella.

Quando abbiamo scelto la casa col giardino speravo tanto di trasmettere la passione per il verde agli eredi. Per adesso credo di essere andato oltre le aspettative: Marta imita ogni mossa che faccio, si applica a strappare le erbe infestanti, collabora al taglio del prato col suo attrezzo giocattolo e, soprattutto, tratta l’orto e i suoi frutti con l’amore che le bimbe dedicano alla bambola preferita. In due minuti le insegnai a non tirare ma accarezzare gli ortaggi. Da allora non vede l’ora di confortarli con i suoi morbidi polpastrelli. Col suo annaffiatoio giallo d’ordinanza non gli fa mancare l’acqua.

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L’orto è una passione nella passione. Spazio e tempo insufficienti non mi permetteranno di avere una produzione per il consumo familiare, in fondo si tratta di un gioco da dilettante allo sbaraglio. Ma vi assicuro che è una soddisfazione vedere nascere dal nulla un peperone, due melanzane e soprattutto i pomodorini di Pachino. Toccarli e scoprire che sono proprio loro, rossi, uguali a quelli che compri al mercato. Addirittura mangiarli e riconoscere il sapore, per la verità appena buonino. Se vi dicessi che sono prelibati sarei sommerso dai fischi. Ma, insomma, nascono lì col lavoro mio e di Marta e si fanno pure mangiare.

Il giardino è un hobby, una estensione di casa a buon mercato (non aumenta in modo esponenziale il costo dell’immobile), un panorama distensivo, un condensato di profumi rilassanti, uno spazio fantastico per i bimbi. Nei loro ricordi i giochi in giardino hanno un posto speciale e un’aurea di magia.
Se ne avete uno stringete amicizia e sporcatevi le mani, sperimentate, immaginate. Se non ce l’avete pensateci seriamente, ne vale la pena. Ma ve lo ripeto: crea dipendenza e non ne uscirete più.

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Daniele Pluchino

Sono nato a Milano e vivo a Roma. Un consulente allevato sui binari dell'alta velocità? nemmeno per idea. Sono siciliano e guai a chi se lo scorda. Cresciuto a Catania, con tanto cuore nel ragusano. Amo due fanciulle che si somigliano tanto e che si chiamano Giorgia e Marta, studio forme di sopravvivenza metropolitana ma non mi stanco di inseguire le origini: la terra, il mare, il genuino, il sud. Il mio lavoro sono la comunicazione, le istituzioni, la politica.

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