L’impossibile futuro italiano, attraverso una storia estera.

Microsoft, dopo Nokia, decide di licenziare circa 18mila persone intorno al mondo per posizioni ridondanti e riorganizzazione. In Italia sarebbe stato impossibile, condannando l’azienda ad un lento ma inesorabile declino. Ecco perché il paese è condannato.

Che l’Italia sia un paese refrattario a qualsiasi cambiamento è un luogo comune, purtroppo vero. Ancora più vero nell’ambito del lavoro dove, grazie ad una mentalità da anni 30 e sindacati ormai arroccati su posizioni ideologiche di retroguardia, è impossibile fare qualsiasi riforma, specie in ambito lavoro.

Non mi credete? Facciamo allora un paragone tra i recenti licenziamenti decisi da Satya Nadella, CEO di Microsoft, e quello che sarebbe successo in Italia. Dopo l’acquisizione di Nokia, e alcuni ragionamenti riorganizzativi intorno al settore gaming, il conto degli esuberi arriva a circa 18.000 unità. Un numero enorme, circa il 13% della forza lavoro complessiva pari a 125.000 unità.

Perché ha licenziato? Per due motivi: anzitutto perché molte delle competenze di Nokia Microsoft le ha già, e non vuole finire come molte aziende italiane dove ci sono 6 dirigenti che fanno la stessa cosa per 4 operai. Inoltre ha bisogno di velocizzare i processi interni: non può fare 5 passaggi decisionali per una cosa che ne richiede 2. Perderebbe competitività, sarebbe lenta e inefficiente nel prendere le proprie decisioni, in una parola sarebbe condannata ad un lento ed inesorabile declino. In Italia i casi li conosciamo bene, e ancora oggi fanno piangere.

Discorso a parte per il mondo gaming: Xbox One va bene, ma soffre un po’ nei confronti di PS4, per cui Microsoft ha deciso di spingere di più l’esperienza gaming tagliando settori accessori come la produzione video.

Ora, cosa sarebbe accaduto in Italia? Una pioggia di ricorsi, sindacati che paralizzano città e governi, tg h24 sulla notizia. In una parola sarebbe quasi impossibile, e da X esuberi  si arriverebbe ad X/2 esuberi, un po’ con sforzo dell’azienda, un pò con i soldi pubblici. Quindi il risultato sarebbe un’azienda meno competitiva, personale sfiduciato al lavoro, esborso di denari pubblici che vanno a tagliare qualcos’altro. E alla fine tra altri 10 anni i licenziamenti necessari sarebbero X al cubo, o la chiusura dell’azienda. L’avete già visto succedere.

Dispiace per i licenziamenti, ma finché non si cambia passo, la disoccupazione per me non può che rimanere a livelli estremamente alti. Bloccando sviluppo, nuove aziende, indotto e così via.

Insulti e smentite nei commenti, grazie.

Roberto Chibbaro

Padre, Marito, Boss@MakeMeApp, food lover, moto traveller. Fin dove il cuore mi resse, arditamente mi spinsi.

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