Franceschini e Schmidt, pesce e cappucino.

Eric Schmidt e Franceschini si sono incontrati alla Sapienza per parlare di beni culturali e futuro dell’Italia. Eravamo andati bene, ma alla fine, abbiamo come sempre detto la cosa sbagliata.

Eric Schmidt è il prototipo del manager efficiente e antistatalista, che porta a termine le cose e odia i buffoni aziendali. Ha mostrato sempre il proprio valore e non ha bisogno di presentazioni. Certo, soffre come larga parte degli americani, di una visione dei beni culturali molto disneyana: per capirci, il colosseo è qualcosa accanto a cui fotografarsi con in mano un cappuccino e un piatto di pesce, 5 dollari prego. Riflettere sulla grandezza del passato e conoscerla non fa parte di tale fruizione, è inutile nel migliore dei casi, una copia in salsa gangsta rap nel peggiore (cliccate e piangete i poveri 300 spartani).

Dario Franceschini invece è uno che cultura ne mastica, per quanto sia un politico di professione, e ne mastica soprattutto in tema di arti liberali, per dirla all’americana. Viene da una scuola moderata, ma pur sempre vetero comunista. Che per carità, non è nulla di brutto, ma ti da una formazione politica che era vecchia venti anni fa, figuratevi oggi. Si, si è aggiornato, ma alcune cose ti rimangono dentro, come quando da piccolo ti dicono di non metterti le dita nel naso e tu ancora oggi dopo 45 anni ti senti in colpa quando lo fai.

Succede che Schmidt e Franceschini si sono incontrati alla facoltà di Architettura della Sapienza, per parlare di beni culturali. Succede che c’è stato uno scambio di battute. Succede che, contro ogni pronostico Franceschini avesse messo quasi ko l’avversario. Ma succede anche, come sempre in Italia, che Franceschini decida di darsi un pugno da solo, potentissimo, diretto e mettersi ko.

E’ andata cosi, come potete vedere dal video di Rainews: Franceschini in gran forma esordisce, a proposito delle risorse di ogni nazione, con un “abbiamo qualcosa che non si può copiare”. Passa a parlare di privato e recupero dei beni culturali. Pare inarrestabile, pur con la flemma che lo contraddistingue.

Schmidt, risponde, e con una mossa Kansas City prima dice che siamo “artisti, creativi”, poi dice che se l’arte non è su uno smartphone è come se non ci fosse, e infine parla del sistema educativo italiano e dice che “non forma persone adatte al nuovo mondo” quindi dobbiamo copiare gli USA, dove “in tutte le scuole si insegna informatica”.  Vero, ha dimenticato di dire che ci sono buchi enormi anche li, che magari vai e non sai se il tuo compagno di banco ha deciso di sparare a tutti, ma le eccellenze non si possono negare. Franceschini quasi non crede all’assist, già lo vedi li ad incassare quando vede il varco nella difesa.

Si ringalluzzisce, ringrazia la Madonna di Ferrara e risponde con un “in ogni Paese ci sono vocazioni, magari un ragazzo italiano sa meno di informatica ma più di storia medievale e nel mondo questo può essere apprezzato. Un ragazzo italiano ad esempio potrà andare negli Usa a insegnare storia medievale e uno americano potrà venire qui a insegnare informatica”.

Set, game, incontro. Poteva finirla lì, con uno Schimdt, che a capire quello che era successo, cosa non scontata, avrebbe fatto tesoro del come parlare in Italia. Invece no, ha dovuto mostrare quello che il partito gli ha insegnato: ad essere fermo nell’800 vittoriano. Così ha aggiunto “la Cultura è un servizio che si rende al di fuori delle logiche di mercato” […] Un prodotto può essere di grande valore culturale ma non essere redditizio, e quindi occorre mettere confini fra ciò che si fa al servizio dell’umanità e ciò che si fa per profitto”. Infine il grande momento per sottolineare il tafazzismo: si, collaboriamo, “digitalizzando tutto il patrimonio artistico-monumentale italiano, magari in 3D” peròquesti terreni di collaborazione si possono trovare, sottraendoli però a logiche di mercato”.

In pratica ha mostrato la visione socialista e statalista del nostro petrolio, cioè la gestione in perdita del patrimonio artistico. Cioè ancora, crolli, furti, scempi e lo schifo che vediamo. Schmidt ha ringraziato S. Google per il pareggio e ha sorriso. Franceschini l’autogol fatto non l’ha capito. Ecco, mi chiedo, questo sarebbe il nuovo?

Non possiamo farcela.

 

Roberto Chibbaro

Padre, Marito, Boss@MakeMeApp, food lover, moto traveller. Fin dove il cuore mi resse, arditamente mi spinsi.

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