Della paternità e altre cose

Si fa presto a dire “faccio il padre”. Un bilancio, meraviglioso e pesante a sette mesi dalla nascita di mia figlia, pensando a come hanno fatto i nostri genitori negli anni del dopoguerra.

Quando decidi di avere un figlio hai solo una vaga idea di quello che dovrai affrontare nei mesi che verranno. La tua vita, che tu ci creda o meno cambierà radicalmente: e non si tratta del luogo comune che hai sentito cento volte. Perchè non lo è: che tu sia uno abituato a buttarti da una montagna con il paracadute o ad andare a bonificare un campo minato nel tempo libero, dopo la nascita di tuo figlio cambierai radicalmente mentalità. Tu magari continuerai a disinnescare bombe, ma se tuo figlio fa esplodere un petardino penserai che è un miracolo che non è morto. E la notte ti sveglierai pensando a quanto è stato fortunato ad avere ancora entrambe le mani. E vorrai dirlo a tua moglie. Inutile che storci il naso, vedrai.

Se a questo aggiungi anche l’impatto sul lavoro capirai come la tua vita sia giunta ad una svolta: positiva, super positiva, ma sempre svolta è. Il primo mese (se sei fortunato) o i primi dieci (se non lo sei), saranno i più duri: il/la piccolo/a può arbitrariamente decidere di dormire o meno. Quanto e quando lo decide lui/lei. E se non dorme dovrai tenerlo in braccio, ad una certa altezza, e rimanendo in piedi, perchè appena ti siedi o provi ad inclinare la schiena ormai ridotta ad un ammasso di dolore, iniziano i pianti. Ed è scientificamente dimostrato che puoi resistere a Berlusconi che ti vuole togliere l’IMU, ma non al pianto di un neonato.

Con ogni probabilità dovrai anche cantare e dovrai farlo per tutta la notte, fino all’alba. Nella disperazione di averle finite inventerai canzoni e ne ricorderai alcune che pensavi nemmeno esistessero. No, non è una scena di Full Metal Jacket, ma la realtà che affronterai. Come diceva un mio amico: Guantanamo + Love = primo mese di tuo figlio. E non meravigliarti se comunque sarai ancora felice.

Quando non dormi diventi uno zombie: la gente ti parla e ti scordi le cose, le riunioni sembrano uscite da Trainspotting, e tu ti senti uno dei ragazzi dello zoo di Berlino. Niente paura, prenditi un mese di paternità e scopri le gioie del dormire 5/6 ore, sono più che sufficienti e temprano lo spirito come non mai. E se non ti senti temprato affoga nel caffè e nei dolci: non sarai il primo padre strafatto di zuccheri e caffeina. Considera che i tuoi, se non sono proprio giovani, nemmeno lo sapevano cosa fosse il congedo nascita, e se lo avevano era appannaggio esclusivo delle madri. Probabilmente tuo padre ha fatto più caffettiere in quel periodo che in tutta la sua vita.

Poi tornerai al lavoro, e dovrai organizzarti per bene: ma hai un’arma segreta che potrai usare, il jolly, l’asso. Ma che dico, di più, il sacro graal: i parenti. Dato che i nonni, gli zii, i fratelli e le sorelle impazziranno per questo fagottino che dispensa sorrisi in maniera casuale e capricciosa come una piccola divinità, utilizzali. Il pomeriggio, il mattino, appena hanno una pausa: non farteli scappare! E quando nemmeno loro saranno disponibili se puoi porta il pargolo con te, o telelavora: io personalmente ho fatto più di una conference call con in braccio mia figlia. E ne sono orgoglioso.

Se non puoi nessun problema: chiedi alla tua azienda una struttura asilo, o se troppo piccola organizzati con altri neo-padri per occuparsi dei figli a turno. Stacca appena puoi e torna a casa. Perchè una cosa l’ho capita: goditi il momento, l’avventura è appena iniziata e tra poco tutto questo ti sembrerà assoluto relax.

E a proposito, tu non lo sai, ma il giorno in cui lo hai visto, quel batuffolo sporco e urlante, gli hai fatto il giuramento che i Cardinali fanno alla chiesa: “Usque ad sanguinis effusionem”.

Roberto Chibbaro

Padre, Marito, Boss@MakeMeApp, food lover, moto traveller. Fin dove il cuore mi resse, arditamente mi spinsi.

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