La Pallacorda dei Venture

Ve lo ricordate il giuramento della Pallacorda? A scuola da piccoli ce l’hanno propinato in tutte le salse come l’inizio dell’età libera, moderna, democratica. Non sono d’accordissimo, cosi come oggi dissento dai toni entusiastici per la Pallacorda dei Venture: termini standard per l’investimento in tutte le startup.

Lo spunto per una riflessione su quanto è successo mi viene da questo articolo di Techcrunch. In pratica 21 fondi di investimento specializzati in Seed ed Early stage riuniti sotto il patrocinio della piattaforma Seedsummit, in una sorta di giuramento della pallacorda, hanno pubblicato dei termini standard a cui tutte le startup possono guardare per sapere se l’accordo proposto è o meno uno standard. Trovate i documenti e una nota esplicativa QUI.

Perchè è un evento importante? Perchè può diventare il primo nocciolo di una guida unica europea ai termini di investimento, o almeno qualcosa su cui costruire trattative ulteriori. Diciamo che mira ad essere una magna charta dei deal, per aumentare la trasparenza del mercato, evitare bolle speculative, creare un rapporto di fiducia tra investitori e startuppers.

Perchè dissento dal condividere l’euforia collettiva? Sebbene possa essere un traguardo importante, e tutte le parti siano motivate dalla volontà di fare crescere il mercato in maniera libera e trasparente, non mi risulta che nessuna startup, di successo o meno, abbia partecipato alla stesura dei termini. In pratica è un documento che, sebbene motivato dalla volontà di tutelare le parti, è scritto soltanto da una delle due. Vuoi o non vuoi è difficile scordare tutti i propri interessi. Mi pare quindi un gesto doveroso invitare altre parti al tavolo della prossima stesura.

Inoltre i termini sono modellati sul mercato inglese: non mi risulta che oltre ad essere snello, sia anche quello che offra maggiori garanzie. Io ad esempio mi sento più vicino al modello tedesco, che si basa su un codice civile simile al nostro, senza le farraginosità di cui siamo vittime in Italia.

D’accordo, è un inizio, ma è un inizio che poteva partire meglio, e che ha bisogno ora di una maggiore base di persone coinvolte. Specialmente quelle provenienti dal mondo startup, dove in tanti hanno già esperienza di deal e possono apportare un contributo significativo a creare termini standard che aiutino le startup. Almeno, io la vedo così.

Sei un investitore? Un angel? Una startup? Scrivimi un commento e dimmi cosa ne pensi.

Roberto Chibbaro

Padre, Marito, Boss@MakeMeApp, food lover, moto traveller. Fin dove il cuore mi resse, arditamente mi spinsi.

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