Ripartire dal bootstrapping

Si chiama Bootstrapping, ed è l’autofinanziamento come forma per creare una nuova impresa. Diffuso in Italia per necessità, può essere più interessante di quanto si pensi. Vediamo perchè.Se siete di quelli colpiti dal virus dello startupping, avrete familiarità con i termini finanziamento, businnes plan, revenue, ma ne avrete ancora di più con parole come venture capital, business angel, e “dove trovo i soldi per partire?”. La domanda è, avete mai pensato di farcela da soli? Avetei valutato pregi e difetti del ricevere un finanziamento? Farcela da soli, cioè fare appunto bootstrapping, potrebbe essere una soluzione molto valida, ma anche con qualche difetto.

Intendiamoci, moltissimi dei BP non meritano di essere finanziati, senza se e senza ma. Tuttavia, che ci siano diversi falsi negativi, è cosa dichiarata praticamente da tutti i venture e in paesi come il nostro dove non abbondano a volte non si riesce ad avere una seconda chance per quanto valido sia il progetto. Quindi la via dell’autofinanziamento diventa oltrechè necessaria anche “smart”.

MOTIVAZIONI – Altre volte però non è una necessità, ma una caratteristica vostra come imprenditori quella di volere rimanere liberi. Un fondo condiziona in moltissimi modi, la maggior parte positivi (controllo di spese, gestione, focus sull’obiettivo, contatti), ma con diverse punte negative (indirizzo dell’azienda e del business, ingerenza nella gestione, scelte non sempre appropriate). Finanziandovi da soli invece vittorie e sconfitte sono solo vostre, se è quello che volete è l’unica via.

BENEFICI – Come dicevamo il controllo delle decisioni aziendali, dello sviluppo del prodotto e di tutto è solo in mano vostra. E’ ovviamente un’arma a doppio taglio, ma vi permette di avere oltre al controllo anche un guadagno superiore nel caso il vostro progetto abbia successo, di più, vi permette di cedere una quota dell’azienda a dei soci che possono portare un bagaglio di esperienza o tecnologia o lavoro e che rimanendo dentro l’azienda vi permetteranno di crescere e consolidare il vostro team.

RISCHI – L’altra faccia della medaglia è ovviamente il rischio finanziario. Che non vuol dire soltanto la possibile perdita dei capitali investiti (e guai a finire nelle mani del leviatano stato italiano) ma anche l’impossibilità di decollare se non avete capitale sufficiente. “Ci vogliono i soldi per fare i soldi” dicono in America e hanno ragione: il tasso di crescita dell’azienda è sempre legata al prodotto, alla gestione della liquidità e alla quantità di liquidità.

CONCLUSIONI – Personalmente, credo che la fase di bootstrapping sia assolutamente la più utile per una startup almeno per i primi 18 mesi. Avendo almeno una posizione di forza, se decidete di chiedere aiuto ai fondi, potete ottenere di più e mostrare la forza del vostro progetto. Inoltre questo tempo è necessario a voi per capire in che direzione portare l’azienda e come farcela arrivare.

Roberto Chibbaro

Padre, Marito, Boss@MakeMeApp, food lover, moto traveller. Fin dove il cuore mi resse, arditamente mi spinsi.

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