A che punto è il Crowdfunding?

Post lungo per parlare di quella che secondo me sarà la prossima grande innovazione (posto che si riescano a risolvere i problemi tecnico legali alla base): il crowdfunding. Vediamo cos’è, come funziona, e a che punto sono i vari progetti in giro per il mondo.

Ricordo che quando ho sentito per la prima volta la parola crowd (folla), il suono mi è piaciuto subito, e il concetto ancora di più. Pensavo, e penso tuttora, che la coda lunga è stata sfruttata troppo commercialmente, ma troppo poco per trasferire valore tra una persona e l’altra. In realtà cercando e leggendo in materia, si scopre che molti progetti sono validi e funzionali: basta vedere tutti i siti che permettono di attingere alla creatività della “folla” per creare loghi, grafiche, comunicazione. Pagandola il giusto prezzo.Si parla in questi casi di crowdsource, cioè la folla produce ciò che cerchiamo.

Ma facendo un passetto più avanti, un esempio legato a doppio filo alla creatività è quello del crowdfunding, cioè la raccolta di denaro per determinati progetti. Tutto iniziò con la campagna di Obama, che ha riscosso cifre al di la di ogni più rosea prospettiva. Poi i sempreverdi creativi della rete dissero: “perchè non utilizzare questo sistema per finanziare gruppi musicali emergenti, trovando un modo nuovo e diverso di sostenersi?”. Gli esempi più lampanti sono stati Sellaband, dove i gruppi chiedevano ai fan il sostegno economico in cambio della propria musica, o i modelli distributivi nuovi come la donazione spontanea, che tanto fece discutere al lancio dell’album dei RadioHead messo a disposizione gratuitamente e basato su donazioni.

Da li all’utilizzo del modello della donazione/contributo per altri progetti il passo è stato molto breve, con Spot.us per il giornalismo pagato dal pubblico a cui interessa uno specifico argomento, o con siti come Kickstarter che hanno allargato il concetto a qualsiasi tipo di progetto. Ma sempre basandosi sulle donazioni. C’è anche un italiano tra le figure di riferimento mondiale in materia: Alberto Falossi che è tra i promotori del modello con il suo Kapipal Manifesto.

Cosa succederebbe però se invece volessimo non donare, ma investire? Non con un prestito, ma con un micro capitale di rischio. Incredibilmente non potremmo farlo. Perchè? Perchè le leggi in materia monetaria e finanziaria devono tutelare gli investitori, anche i più piccoli. L’esempio di scuola è la protezione della nonnina che potrebbe decidere di buttare tutto il proprio denaro in una startup, dopo averlo lavorato una vita. Premesso che ancora devo vederne nonnine che conoscano cosa sia una startup o che vogliano investirci, se anche l’intento è buono, il risultato è pessimo perchè  blocca un nuovo modo di vedere l’economia e finanziare l’innovazione. Diciamo che per farlo legalmente dovreste essere una banca, e voi non volete esserlo, e probabilmente non potete.

Pensate però alle implicazioni: in un mercato come quello europeo i micro imprenditori web, biotech e simili attingerebbero ad una nuova forma di finanziamento che potrebbe integrare i venture capitalia, gli angel, e le contrazioni dei loro mercati. Pensate anche che l’innovazione non sarebbe solo guidata da chi ha i fondi, ma dal crowd, dalla folla dei consumatori che finanziarebbero solo ciò che è veramente interessante. Ora se fosse un problema europeo, amen, l’America non è molto lontana. Ma anche li è vietatissimo, a causa della rule 506 della SEC (l’equivalente della nostra Con.s.o.b…si fa per dire). E allora?

Allora ci sono poche possibilità e turnaround, anche se in atto ci sono più tentativi per realizzare progetti di crowdfunding. A quanto si sente in giro da vari rumors il più avanzato lo sta realizzando ABN Amro una delle banche più grandi del mondo, che vorrebbe lanciare “Seeds”. Ho già richiesto un intervista, ovviamente.

Chissà però se un progetto indipendente e piccolo possa avere successo ugualmente, anche senza una banca dietro…

Roberto Chibbaro

Padre, Marito, Boss@MakeMeApp, food lover, moto traveller. Fin dove il cuore mi resse, arditamente mi spinsi.

2 commenti

  1. Roberto Chibbaro   •     Autore

    Interessante, non li avevo mai visti: chissa come diamine hanno superato il limite della rule 506/505…una intro would be greatly appreciated..

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