Mala Tempora Currunt?

Ricevo e vi giro un interessante ricerca-pilota condotta on-line da Adlab@go, il Laboratorio di ricerca e pratica pubblicitaria dell’Università di Udine a Gorizia, su un campione di 244 utenti Internet in maggioranza residenti nel Nord-Est. Premesso che il campione non è rappresentativo di alcunchè, almeno il comunicato tace su questo punto, i risultati sono un pò sconfortanti e in linea con alcune tendenze recenti, specie sui siti 2.0.

Ecco cosa dice la ricerca:

“La ricerca ha rilevato che i principali ostacoli all’efficacia persuasiva della pubblicità nei siti “Social Network”, come ad esempio You Tube, My  Space o Flickr, potrebbero nascere proprio dall’eccessiva quantità di pubblicità, dalla sua invadenza e dal rischio percepito di violazione della privacy. Finanziata dall’Università di Udine, la ricerca è stata svolta tra aprile e giugno con metodo CAWI (Computer Aided Web Interview), ovvero questionario somministrato via computer, ed è stata coordinata da Giovanni Lunghi, docente di Economia delle aziende pubblicitarie e responsabile di Adlab@go, con la supervisione scientifica di Luca Brusati del dipartimento di Finanza dell’impresa e dei mercati finanziari.

«Sebbene il campione abbia manifestato valenze tendenzialmente positive nei confronti della comunicazione commerciale sia in termini informativi sia di intrattenimento – evidenzia Lunghi -, tuttavia gli indici sviluppati per misurare l’accettabilità della pubblicità in generale su internet e, specificamente, negli spazi personali dei Social Network, hanno rilevato una tendenza verso valori negativi. Il campione ha manifestato segnali di preoccupazione anche per quanto riguarda gli effetti sociali che la comunicazione commerciale potrebbe avere, sia in termini di incitamento al consumismo sia in merito alla diffusione di modelli e comportamenti sociali negativi». Per Adlab@go l’indagine è il primo passo per raggiungere uno dei suoi obiettivi costitutivi: fornire ad utenti ed agenzie di comunicazione strumenti analitici che permettano di ridurre l’incertezza degli investimenti collegata alla frammentazione dei media. In questo senso il Laboratorio sta già creando delle sinergie interne all’ateneo, come quella avviata con il Laboratorio di ricerca, organizzazione e comunicazione (Roc) diretto dalla docente di Psicologia sociale Renata Kodilja.

La valutazione delle risposte ad alcune domande nel questionario utilizzato per la ricerca pilota (per le quali gli intervistati dovevano esprimere un livello di accordo variabile da 5=molto d’accordo a 1=per niente d’accordo) aveva già evidenziato delle criticità. Il 41% degli intervistati si è dichiarato abbastanza d’accordo e il 39,8% si è espresso con un categorico “Molto d’accordo” in merito all’affermazione “La pubblicità in generale è troppa ed invadente”; la pubblicità su internet è un intralcio alla navigazione dei siti per quasi l’80% degli intervistati, mentre il 69% ritiene che la pubblicità sia invadente e spesso violi la privacy. Anche l’affermazione “La pubblicità negli spazi personali è fastidiosa e invadente”, rivolta al gruppo del campione che si è dichiarato frequentatore dei siti di social network (176 rispondenti), ha rivelato percentuali di consenso che potrebbero suonare come un campanello di allarme per i sostenitori del Web 2.0 come veicolo pubblicitario innovativo: la somma tra “Abbastanza d’accordo” e “Molto d’accordo” ha raggiunto il 62% delle risposte.”

Eliminando un eccesso di ansia, è di sicuro un tema caldissimo di riflessione: se la pubblicità scende, o almeno sale la banner blindness, ma l’utente considera i contenuti della rete free, la soluzione qual’è? Ritengo che ogni settore dell’editoria web abbia risposte diverse, ma che un denominatore comune potrebbe essere, come sentito di recente da molti, il freemium, cioè area free + area premium a pagamento per determinati contenuti.

Voi che ne pensate?

4 commenti

  1. Mushin   •  

    Il vero ostacolo è la standardizzazione dei layout, gli utenti sono adattivi, quindi la banner blindness totale è solo una questione di tempo.

  2. Roberto Chibbaro   •  

    quindi? Il freemium anche tu?

  3. Mushin   •  

    No, innovare l’advertising principalmente.
    Posto che non trovo nulla di male nel freemium.

  4. Roberto Chibbaro   •  

    ok, quindi concretamente cosa proponi? Evitando ovviamente l’invasione del tipo banner che danno schiaffi ai lettori per farsi notare… 😀

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