Seed financing B.A.I.A.: live blogging dalla camera dei deputati

NB: Questo post viene scritto in diretta dalla Camera dei Deputati ma pubblicato oggi per problemi tecnici

Sto partecipando alla tavola rotonda “Risorse per Crescere” organizzata da Decidere.net, Ambasciata americana in Roma, BAIA, Camera dei Deputati, presso il refettorio della Camera, e, dato il tema interessante per le start up, ho deciso di condividere l’evento con i lettori.

Tema della giornata sarà il seed financing, e le opportunità di crescita per i giovani imprenditori…direi che già parlarne è un risultato per la scena web italiana.

Ore 17.08: Capezzone inizia sottolineando il bisogno del paese per una strategia per grande e piccola impresa. Siamo drammaticamente indietro, e attraiamo pochissimi investimenti esteri. Bisogna puntare non all’aiuto dello stato, ma all’intervento privato, e agli investitori.


17.13: Parla Pellicano di B.A.I.A. : l’italia è in difficoltà. Le start up sono una risorsa, e B.A.I.A. favorisce l’incontro degli imprenditori, soprattutto con chi ha le risorse. Esempio il progetto dell’ambasciata americana in Italia, e diversi altri.
Per dare una svolta è necessario incidere sul sistema normativo, stimolando il rischio d’impresa presso i cittadini, ridurre la burocrazia, diffondee la cultura imprenditoriale, aumentare flessibilità, limitare problemi per chi fallisce. L’italia può farcela, bisogna capire come.

17.18: E’ il turno di Paganini di Competere.Net: “questo è un incontro per capire, rinforzare legami, creare opportunità e linee guide.
Partiamo da Roma, e vogliamo creare un sito per parlare e confrontarsi. Già il numero dei presenti fa capire come ci sia interesse nel merito. Introduce poi l’ambasciatore Spogli e i suoi meriti.

17.30 L’ambasciatore Spogli, si complimenta per il gruppo di imprenditori che partecipa e investe, sempre piu numeroso . Perchè l’italia cresce cosi poco si chiede? Scarsa protezione proprietà, rigidità mercato, costi e purtroppo molto altro. Non c’è propensione al rischio anche per la situazione economica attuale, e si sta virando verso il protezionismo. Tuttavia è essenziale che i governi promuovano un rischio intelligente, accettando come curriculum, come esperienza, il rischio del fallimento. Non bisogna scoraggiare chi vuole rischiare, anzi, aiutarlo. Cosa deve fare un governo? Investire e aiutare le start up, premiare ed incentivare chi investe in innovazione esentando i capital gain reinvestiti dalle tasse, detassare stock option, tassare solo utili alla vendita delle stesse.

Non bisogna poi dimenticare le università che creano brevetti e spin off o start up, vero motore dell’innovazione in ogni stato del mondo. Il trasferimento tecnologico passa per docenti e universitari, che facciano parte di ampi network informali e non burocraticizzati, che creino una rete di relazioni e interscambi. L’ Italia può contare su ricercatori e risorse che costano molto meno che all’estero, addirittura a livello dell’estremo oriente. Molti investitori dagli USA guardano l’Italia, ma sono frenati. Esistono le risorse, la creatività, bisogna metterle a frutto, e liberarne le potenzialità.

17.40 La parola passa a Sobrero dell’università di Bologna. Quali sono le forme di venture capital? Separarle in base a settori, prospettive di crescita, fase in cui si trova l’azienda. In USA il 17% del pil viene da imprese create con capitale rischio. In Europa ha creato 1.000.000 posti di lavoro e il 3% dei lavoratori, concentrati soprattutto nelle aziende a più alta crescita e ricerca. E in Italia? 3 i miliardi di fondi investiti in generale di Venture Capital. Pero le start up vedono solo 49 operazioni, con soli 39 miseri milioni euro. Italia e quart’ultima in Europa per investimenti rispetto al pil per le start up. Chi investe in italia? Pochissimi, e tutto si lega molto alle persone, e alla reputazione che sono state in grado di crearsi. Ecco che viene fuori il coraggio di investire e rischiare, per avere piu opportunità nel futuro.

Un forte elemento di rigidità è invece il contratto dei ricercatori pubblici. Chi esce per rischiare, non può rientrare…eppure la ricerca ha potenzialità immense in Italia, ma chiaramente nessuno rischia, se non poche mosche bianche.

17.56 Dopo parla Daste del BAIA, che snocciola i dati del mercato USA, un sogno per chi conosce la realtà del nostro mercato: 29 miliardi di investimenti, 14 in california, 9 in silicon valley. Parla poi di come funziona il venture.

Finiti gli interventi inizia la tavola rotonda con Arturo Artom che porta un esempio di come ci sia molta cecità, anche di chi gestisce i risparmi: con 2 milioni di investimento, cioe il costo di un appartamento, si crea un progetto straordinario. Per avere successo NON si deve pensare solo all high tech, ma a tutti i settori in cui l’Italia è forte.

Marco Villa con forza la figura degli investitori presenti ma spaventati da un mercato rigido e difficile. Si parla di business angel presenti anche in italia, con un interesse molto alto, persino in grado di aggregarsi. Ovviamente i problemi italiani sono infiniti e spaventano tutti ma invita al coraggio e chiede di smetterla di parlare di cultura italiana diversa, di problemi del mercato.

Dopo il Business angel arriva il venture capital, portando una prospettiva diversa. La domanda del relatore (Tl Capital) è: quante aziende riusciamo a creare? Quanto grande sarà l’azienda che emergerà? Dobbiamo avere una prospettiva globale, pensare ad una way out necessaria, pensare in grande.
La situazione è molto simile tra USA e Europa, c’è spazio di crescita..

Marco Elser – Ritiene una follia i dati del mercato italiano: investiamo pochissimo..al solito lamentele sulla burocrazia italiana e sul fatto che questi problemi ammazzano il mercato.

Peroncini, poi porta il punto di vista del futuro di chi investe: fund raising inesistente, pochi operatori, tutti spaventati, zero coraggio. Nessuno vuole farlo, non con queste regole. Exit..si ma a chi rivendiamo? Possiamo investire, ma poi a chi vendere in Italia?

Anche Monti parla di dati microscopici in settori specifici, necessità di piu operatori, ed inserisce il problema del sistema bancario chiuso e protezionista.

Infine lo spazio al private equity, con Colonna che parla di pochissimo private equity in Italia, zero ricambio generazionale, pochi nuovi manager, molte imprese familiari.

Chiudo la diretta, che credo abbia evidenziato il problema del mercato italiano in modo esaustivo con la domanda di un partecipante che riassume benissimo quanto detto nella giornata: “In Inghilterra ho aperto un’azienda, e il ministero mi ha mandato una lettera congratulandosi con me e esentandomi dalle tasse per i primi tre anni di attività. Ne ho aperta una in Italia, e prima ancora di avere la partita IVA mi è arrivata la richiesta INAIL di versamenti vari per migliai di euro. Cosa devo dedurne?”

2 commenti

  1. umberto   •  

    tutto bello, provate ad avviare una star up e poi ne vedrete delle belle, è inutlie che ci facciamo illusioni i vari Iban Aifi ecc sono strumenti non dico inefficaci ma estremamente lenti, l’imprenditore non ha tempo di passare 3/4 filtri per poter vedere in faccia e parlare con chi vuole investire, certamente i filtri sono necessario ma è ancora più necessario scegliere bene i personaggi che devono filtrare

  2. Roberto Chibbaro   •  

    il problema è che non è un fenomeno diffuso in Italia…penso all’episodio raccontato in conferenza di alcuni professori che avevano un progetto di biotecnologie ultra interessante e non riuscivano a ricevere finanziamenti…

    Se non ho capito male hanno venduto il brevetto…

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