Carlo Parlanti: l’orrore che può capitare a chiunque.

C’è un signore dall’altro lato del mondo, che mentre io e tu scriviamo e leggiamo, magari sorseggiando un caffè in questo pomeriggio di Agosto lotta per la vita. Non è un guerrigliero, non è un boss, non è un eroe di nessun tipo, non lotta per nessuna causa che non sia la sua sopravvivenza. E’ esattamente te, me, il prossimo lettore di questo blog. Si chiama Carlo Parlanti, ed è il frutto dell’applicazione di un romanzo di Kafka alla realtà.

Ma andiamo con ordine. Mettiamo caso che voi, manager qualsiasi di un azienda, una mattina del 2004 mentre siete in Germania siate controllati per una verifica di routine come capitano a chiunque ha preso un aereo nella sua vita. E all’improvviso apprendiate che non siete un manager, ma un pericoloso latitante internazionale stile chess? Milosevich. Prima ridete, visto che il massimo dei reati che avete fatto ? stato parcheggiare in doppia fila. Poi quando vi chiudono in una galera piangete. Piangete pi? forte quando scoprite che l’estradizione l’hanno chiesta gli Stati Uniti, per uno stupro che voi nemmeno sapete cosa sia e come si scriva. E quando arriva l’estradizione, sapete che ? la fine, vi condanneranno ad ogni costo. Prove inesistenti, test che dicono tutto e il contrario di tutto, certificati penali incensurati che diventano con rapine a mano armata, cosi, un p? con la bacchetta di Harry Potter. Sentenza 9 anni, e dire che avevate rifiutato il pattegiamento a tre mesi perch? sapevate la vostra innocenza.

Ecco, da allora siete in un carcere californiano, per un reato che non avete commesso, con epatite, piorrea, e vari problemi assortiti. E lottate per la vita: non vi danno i farmaci? Stringete i denti. Una rissa? Sperate di sopravvivere. Un tentativo di stupro, questa volta vero, contro di voi? Questo possiamo solo immaginarlo che sia successo, ma non credo sia molto lontano dalla normalit?.

Dato che il silenzio ? dei colpevoli, io non mi sento di tacere su questa vicenda, e cosi spero possiate fare anche voi sui vostri blog, dopo esservi documentati. Non prendete le mie parole per oro colato, io ho fatto le mie ricerche, mi aspetto che voi facciate le vostre. Dopo per?, altrettanto coraggiosamente, mi aspetto che libert? d’informazione e diritti civili non siano solo belle parole, ma che siano metri concreti della vostra vita.

Se aderite mandatemi per favore una mail: unimagazine@gmail.com

Il link al sito ufficiale:

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