Nuovi media: considerazioni su più informazione e meno comunicazione

Come già anticipatovi, ieri ho avuto modo di partecipare ad una delle conferenze sui nuovi media svoltasi a Catania.

Argomento assolutamente interessante, per un evento che mi ha lasciato alquanto perplesso. Non per l’ottimo profilo dei relatori, quanto per le espressioni e i pensieri maturati e veicolati al pubblico: ne avessi condiviso la metà. A parte l’intervento di Luca, e di Andrea Bettini ho rivisto pur con diverse sfumature degli attegiamenti che mai mi sarei aspettato di trovare in una conferenza del genere.

Voglio dire, se parliamo dei nuovi media, del web 2.0, di internet e giornali, almeno dovremmo avere l’apertura mentale di dire: la rivoluzione è qui, capiamola e cavalchiamola. Almeno adeguiamoci. Io l’ho accolta a braccia aperte, ma non mi aspetto che lo facciano tutti. No, mi aspetto almeno che si prenda coscienza della realtà e di come sta modificando le nostre vite e il nostro modo di lavorare. Mi pare il minimo denominatore su cui installare una discussione.

Espressioni come “Internet, strumento di questa generazione, mezzo di solitudine” mi fa pensare che non si sia capito il mezzo. Mi fà pensare che non si sia compreso appieno il fatto che anzi unisce, tesse relazioni, migliora la vita di tutti noi.

Cosi come non posso condividere l’espresisone che i blogger in larga parte siano l’espressione dell’ignoranza e della supponenza. Chi nel suo bagaglio culturale non ha la conoscenza di sunniti e sciiti (per citare l’esempio di un relatore) non può portarla nel blog. E questo cosa vuol dire? Che se io ignorante A, apro il blog B, farò concorrenza al giornale C? Casomai il contrario: io lettore, se interessato all’argomento, di certo seguiro il blog di un fine conoscitore di medio oriente per capire, non di un ignorante. E spesso lo troverò più utile del giornale, che mi racconta il fatterello ma spesso non mi fa capire. Non mi da approfondimenti, non mi da punti di vista. Insomma, mi tratta con condiscendenza.

Purtroppo alcune voci si sono avvicinate a tali generalizzazioni, e hanno secondo me assolutamente veicolato un messaggio errato: “Internet, giungla misteriosa, palude della conoscenza, usare con cautela”. Infatti, la palude, offre ad esempio all’università uno strumento di crescita e risoluzione dei problemi: vedi forum ufficiali forniti alle facoltà. O fa abolire i costi di ricarica. O fa risparmiare acquistando on line. O ecc ecc.

Se poi, in ambito informativo, siamo in pieno feudalesimo, ce lo meritiamo o no?

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