Born in the USA

Ricevo la settimana scorsa una mail da un amico di S. Francisco, che mi invita a sviluppare alcune riflessioni con lui e la sua mailing list sull’informazione universitaria. Ocasione unica, mi ci tuffo e scopro come sempre che siamo indietro anni nella nostra visione.

Ogni università ha una sede (addirittura PIU sedi) per gli studenti che vogliano creare un quotidiano universitario. Non solo web, ma su CARTA (e sapete quanto costi farlo). Non parliamo di una stanzetta, parliamo di un edificio costruito AD HOC in alcuni casi.

Ogni università ti aiuta finanziariamente, amministrativamente, e non ti chiede niente in cambio, anzi è fatto esplicito divieto nell’early stage di partecipazione dei docenti. Ogni facoltà ha poi, e qui prego rullino tamburi, trombe e orchestre tutte, un MERCATO PUBBLICITARIO LOCALE che crede e sostiene queste iniziative. Siccome l’americano NON è noto per fare beneficienza negli affari, lo f? perch? HA UN RISCONTRO effettivo. Ovviamente i contatti quando non li trovi tu, ti aiuta la facolt? a trovarli. Prende un giustissimo 20% di intermediazione che investe per creare nuove opportunit?.

Voi immaginate la fotocopisteria “Da CiccioCiaccio” che decida di investire sul web, o l’universita di Pipperle Inferiore che fa una cosa del genere? Mi consola sapere che Unimagazine e altri portali che ho fatto vedere oltreoceano siano stati definiti “cool” (l’equivalente di figo, l’americano si sà e informale).

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